Due dei film horror più interessanti degli ultimi tempi, Weapons e Bring Her Back, sono rivisitazioni decisive e molto efficaci del mondo fiabesco immortalato dai Grimm. Nel caso del primo dei due titoli, quello diretto dal regista di Barbarian, Zach Cregger, è chiaro il riferimento al pifferaio di Hamelin; mentre il secondo film, che è dei fratelli rivelazione Danny e Michael Philippou (Talk To Me) siamo dalle parti di Hansel e Gretel. Non è tutto didascalico, sia chiaro. Ci sono parecchie variazioni, ma non vi sto dicendo questo per invogliarvi alla visione dei film. Ritengo invece siano i vostri figli a doverli vedere, perché rispetto alle molteplici e sovente fallimentari rielaborazioni delle classiche fiabe paurose in chiave horror, qui non viene rispettato l’intreccio, magari con una variazione femminista, come nel caso del pur bello Gretel e Hansel di Oz Perkins. Weapons e Bring Her Back mettono in pratica la funzione educativa della fiaba, nonostante i momenti inquietanti, raccapriccianti e persino d’oscura poesia.
Il senso della fiaba non è quello di spaventare i bambini con lupi e orchi, ma insegnare loro che possono cavarsela anche senza genitori. Peggio, cosa che ormai nel tempo è stata modificata fino a seppellirsi in una serie di incomprensibili convenzioni di facciata, la fiaba dice ai bimbi come difendersi da papà e mamma quando perdono la testa.
Nei film di Cregger e i Philippou, i bambini devono fare a meno dei genitori, rimangono soli, in balia di un mondo fatto di adulti paranoici, streghe e orchi. E queste streghe e gli orchi sono nascosti sotto le spoglie della famiglia stessa. In Weapons si tratta di una zia malata, in arrivo da molto lontano e in Bring Her Back è una mamma in lutto ha messo in piedi una casa-famiglia.
Nelle fiabe antiche e almeno nelle prime versioni pubblicate dai Grimm, assai fedeli alle fonti raccolte, le matrigne, tanto vituperate dalle versioni disneyane, erano le madri vere. E vi dirò di più. Al tempo in cui queste storie erano raccontate accanto al fuoco, secoli prima che qualcuno le fermasse su dei libri, la realtà era esattamente quella. Ovvio, non vi sto dicendo che esistevano le streghe e gli orchi, ma che erano periodi in cui le carestie erano frequenti, impreviste e terribili e portavano la gente al cannibalismo. Indovinate chi erano i primi a finire nella padella?
Esatto, i bimbi.
Le fiabe raccontano esattamente questo, solo che nel tempo qualcosa è stato modificato per adattarle ai tabù e alle sensibilità dei tempi. Il ruolo di quelle storie, vale a dire la funzione pedagogica, è rimasto intatto e bisogna ancora farne buon uso.
Perché i piccolini non passano la notte svegli dopo aver sentito la vicenda di Biancaneve, di Cappuccetto rosso o di Hansel e Gretel? Perché le fiabe gli hanno appena spiegato come possono cavarsela davanti ai mostri, vale a dire noi.
Noi siamo i papà e le mamme dei nostri figli e non riusciamo a immaginare che loro possano temerci, eppure è così grande il potere che abbiamo su di loro, tutti noi adulti, da schiacciarli. Sanno che potremmo fare qualsiasi cosa, abbandonarli, smettere di nutrirli. Possiamo avere la meglio su di loro in qualsiasi momento, con le minacce o la forza applicata. E quando perdiamo il controllo, per nervosismo, esasperazione o qualche bicchiere di troppo, siamo davvero spaventosi per loro, come orchi e streghe.
Non riusciamo a pensarci, ma sono certo che da piccoli avete temuto che i vostri genitori provassero a mollarvi da qualche parte e non era perché l’avevate sentito dalle fiabe. Io ero terrorizzato a sette anni, che mi lasciassero da qualche parte, per sempre.
In ogni caso, i protagonisti di Weapons e di Bring Her Back se la cavano usando l’astuzia, l’intelligenza e un po’ di coraggio. Ecco cosa dicono le fiabe. Voi piccolini sarete deboli, bassi, inermi, ma avete il cervello e il cuore, quindi usateli. Ovviamente questi film non sono stati realizzati pensando ai bambini come pubblico, eppure sono certo che siano proprio loro a poterne usufruire al meglio.
Noi grandi li subiamo e basta, al più, da fan del genere, possiamo compiacerci della loro riuscita estetica e narrativa. Ma in profondità, con i nostri sensi di colpa e l’assoluta e annichilente fobia della realtà che ci tiene in vita, questi film ci produrranno solo morte dentro. E in fondo questa afflizione riusciamo a imporcela solo quando ci capitano degli horror fatti bene, cosa che Weapons e Bring Her Back, in modo molto diverso, riescono a essere.

