Ho notato solo ora che, a poco tempo dall’articolo sugli Accüsed (Accusato) mi sto mettendo a scrivere una cosa sugli Accu§er (Accusatore). Oltre a vantare variazioni ortografiche piuttosto rognose sul monicker (i primi hanno l’accento umlaut e i secondi questa strana §, che dalla tastiera del mio pc si trova nello stesso tasto della ù) le due band non condividono granché, esattamente come un imputato e un pubblico ministero.
In questi tempi, l’asticella revisionista si è così alzata che fuori da un rilancio critico restano solo i Mizar da Vetralla e la Jimmy Ghione Band di Rondone Sul Culo (provincia di Bergano).
Quindi anche gli Accu§er potrebbero recriminare una revisione al giudizio che negli anni 80-90 li definiva con una sfilza di aggettivi con la I: tipo, incoerenti, incompiuti e inutili gregari del thrash-speed metal teutonico anni 80 che si travestono da inutili gregari del groove metal anni 90 e poi schiattano male.
Sì, ho usato le parole “teutonico” e “monicker”, esattamente come farebbero gli hobbit di Truemetal. Cosa volete, ogni tanto ho le mie cadute dall’olimpo dei sintattici visionari.
Non che il gruppo tedesco, rimessosi al lavoro da circa 14 anni, non sia stato trattato da qualche babbeo del web come se avesse davanti gli Slayer, ma in generale, continuano a venir fuori recensioni impietose sui vecchi dischi e buone, se non ottime sui nuovi. Questo per me è difficile da capire.
Per le vecchie uscite c’è persino chi si accanisce sui testi… come sei Saxon, Accept o Priest, vantassero terzine virgiliane ai bei tempi. Io li ho letti e penso non siano nella media europea. In particolare mantengono fede al nome del gruppo, il che vuol dire che accusano tutti: le potenze europee, gli Stati Uniti, la società. E non hanno mai smesso di tenere questa condotta aggressiva, con dei momenti persino brillanti, di tanto in tanto (Revolution su Double Talk e Get Saved su Repent)
La principale pecca delle canzoni, sul piano musicale, a detta di chi li critica, è l’incapacità di mettere insieme gli spunti interessanti e tirar fuori qualcosa di davvero valido, anziché sperperare tutto in mezzo a passaggi insulsi e prevedibili. Per quel che mi riguarda è un appunto che si potrebbe fare all’80 per cento delle band di tutte le decadi da quando dio inventò il cavallo. L’intero genere thrash è uno sperpero di riff. Lo è per definizione. Quando i gruppi iniziarono a ridurli e focalizzarsi su uno o due, il genere morì.
Poi, ovviamente, le critiche si fanno ancora più severe quando si occupano della fase “groove metal” della band: lì il giudizio non è solo estetico ma anche moralistico: sono stati dei voltafaccia, degli illusi in cerca di attenzione eccetera eccetera.
Ma su quella fase tornerò tra un po’.
Per quel che mi riguarda, una piccola realtà come gli Accu§er non va trattata con eccessiva severità ma nemmeno con indulgenza. I loro dischi dovrebbero essere presi come reperti archeologici di un tempo ormai lontano.
Immaginate un paesino nei paraggi di grandi città. Se ripercorrete la sua storia attraverso le cronache locali, le testimonianze degli anziani e il piccolo museo civico, vi accorgerete che in fondo è su scala minore la stessa Storia con la s maiuscola che ha segnato scenari vastissimi, come appunto la grande città limitrofa, né più né meno.
I primi tre album degli Accu§er, mostrano bene il passaggio che trasformò il power-speed metal in thrash e il thrash in qualcosa di più complesso, ai limiti del progressive. The Conviction del 1987; Who Dominates Who dell’89 e Double Talk del 1991 sono tre dischi invecchiati male, anche se oggi molte giovani leve si farebbero dei segoni su quei ruderi sonori dal sapore così incontaminatamente superati. Eppure scandiscono tutti, uno dopo l’altro, il passaggio dallo speed al thrash al prog-thrash metal che la maggioranza delle band europee vissero appena i Metallica realizzarono …And Justice For All e nel periodo successivo al Black Album.
A proposito del lungo lasso di tempo che passò dal best-seller con Bob Rock al ritorno di Load, è interessante notare come tutti quei gruppi all’inseguimento dei Metallica, abbiano cercato di portare avanti il genere in attesa che i maestri compissero il passo stilistico successivo. Per molti gruppi come i Kreator o i Testament, gli Overkill o i Sodom, la fase storica 1992-1996 è caratterizzata da uscite poco ispirate e rivolte all’esempio delle giovani leve di allora, vale a dire i Sepultura, i Pantera, i Paradise Lost e i falsi-emergenti Machine Head; furono queste quattro grandi band a spingere il metal da qualche parte mentre i Metallica rifiatavano dal punto di vista creativo.
Repent, con il cambio d’umore, il rallentamento dei ritmi e l’incupimento generale dell’attitudine, racconta dell’arrivo di quei barbari e delle aperture industriali e apocalittiche che molte band thrash di quel periodo, specie in Germania, in lotta tra sperimentalismo e classifica, inserirono nel proprio bagaglio espressivo.
Gli Accu§er nel loro piccolo raccontano che, a parte l’uscita di scena del bassista e vocalist, Eberhard Weyel, in quel periodo si limitarono a seguire l’impulso evolutivo generale. Anche qui, la filosofia darwiniana riguardo attitudine e stile compositivo, è la medesima berciata da band più grandi, nella maggior parte dei casi, frustrate dalla scarsa risposta del proprio pubblico.
Tra il 1991 e il 1992 la band condivise una serata dal vivo con i Cancer e si invaghì dell’accordatura in RE. I chitarristi e il bassista la abbassarono dal Mi senza dire nulla al batterista. Alla fine dell’esibizione lui confessò di aver sentito qualcosa di diverso nei suoni, ma di non capire cosa.
Repent fu l’inizio di un vicolo cieco, perché dopo quello, e la risposta alta di gradimento del pubblico, gli Accu§er si invaghirono così tanto delle sonorità panteriane da non accorgersi di essere incappati in una pozza di sabbie mobili.
La produzione di un album cosiddetto groove metal (per il cacchio che voglia davvero intendersi) è composta di uno strato molto spesso di chitarre ritmiche, spesso incise diverse volte fino a formare una matassa inestricabile che procede a testa bassa per tutta la durata del disco. La batteria è su un binario parallelo. Il basso non si sa dove sia e gli assoli di chitarrra si librano, quasi solo in territorio europeo però, ma entrano da una finestra di un’altra stanza rispetto a dove si trova tutto il resto. La voce tendente al “gutturalìaco”, quasi sempre sulla stessa nota e fa spessore con la coltre di pasta ritmica incessante delle chitarre e (si dice) anche il basso.
Ovvio che se non realizzi dei riff memorabili (tipo quelli di Dimebag Darrell) e non trasformi tutto in un gigantesco teorema spacca-testa (Meshuggah); se non hai dietro un produttore capace di gestire la melassa di chitarre senza impiastricciarsi dita e vestiti (vedi Terry Date) rischi di tirar fuori uno zuppone denso e insipido che nessun bambino accetterebbe mai di ingurgitare, nemmeno se lo chiami pudding e fai l’accento inglese.
Quando gli Accu§er decisero di fermarsi, avevano da poco fatto alcune date con gli Overkill di The Killing Kind, nel 1996. La band americana stava rimettendosi in cammino dopo una pausa incasinata in cui aveva rischiato di non sopravvivere e parlava tranquillamente di “credere in un ritorno del vecchio thrash metal”.
Oltre a loro c’era anche Phil Demmel a fargli eco. Lui era rispuntato a capo di un nuovo gruppo molto agguerrito di nome Torque e assicurava che sì, la cosa era fattibile. Peccato che sia l’ex Vio-lence che gli Overkill non avevano realizzato dei lavori thrash, ma qualcosa di molto più vicino al doom e al groove dei Pantera.
E anche gli Accu§er erano impigliati in quel roveto, solo che loro, finito il tour di Taken By The Throat, album davvero molto simile alla fase degli Overkill culminata con Necroshine, ruppero i ranghi, e senza dirselo in faccia, misero in pausa la band per 14 anni.
Altrettanti, come detto, ne sono passati di anni, dalla rinascita del gruppo, che della vecchia formazione presenta solo Frank Thoms. Ben sette nuovi album si sono aggiunti, alla cosiddetta discografia storica.
Sembra che di tutti, Agitation, sia il migliore, ma in generale, il gruppo riceve oggi critiche per lo più positive, piene di simpatia e rispetto in nome della tenacia mostrata in tanti anni di carriera e via così di retorica underground.
La cosa paradossale è questa: gli Accu§er vivono di rendita su un passato che non hanno scritto loro. Possono venirsene fuori con l’ennesimo guazzabuglio thrash, realizzato con mestiere e professionalità, e ricevere pacche sulle spalle e attestati di stima solo perché loro c’erano quando le cose accadevano, anche se nessuno conosce i vecchi album che hanno realizzato e non si sogna di perder tempo ad ascoltarli.
Dal loop delle comunicazioni inviate dalle etichette discografiche si deduce che sono l’ennesimo reperto che non si arrende (decine di album e di anni in giro, quindi respect). La stessa cosa fanno i Kreator, i Destruction e molti altri nomi noti del ventennio glorioso di cui tutti sappiamo e l’accoglienza è praticamente la stessa: non si pretende ormai nulla da nessuno dei veterani, tranne che facciano quello che hanno sempre fatto, ovvero pasticciare con i pattern della vecchia scuola. Non si pretende da loro che so, magari di andare in pensione e non intasare la fantomatica scena.

