Il rito sfiancante delle classifiche di fine anno

Ci sono tradizioni che si rinnovano e che raccontano di noi. Lo dice anche il nostro primo ministro quando parla di presepe, in uno dei suoi tanti slanci di modernità. Come il pastorello nella mangiatoia, anche nel magico mondo metallico c’è un non luogo altrettanto catartico che si manifesta nello stesso periodo dell’anno e che non risente delle ultime rivoluzioni tecno-digitali.

Sto parlando ovviamente della Poll di fine anno, un rito che perdura ormai da generazioni e a cui nessun metallaro si sottrae volente o nolente.
Nel mondo della stampa metallica è diventato un rito “larger than life” fino a travalicare i confini del genere, contagiando tutto il mondo fuori, da Rolling Stone e oltre fino ai quotidiani generalisti.

10, 100, 1000 dischi che secondo qualcuno dovrebbero caratterizzare l’anno appena trascorso, oggi come nell’82.
A parte che cento dischi non sarei capace di tirarli fuori neanche dai tempi della golden age del metal, figuriamoci in un contesto asfittico e incasinato come quello di oggi.

Eppure mai come adesso queste presunte graduatorie servono. A cosa? Ad attirare caciara e visualizzazioni.
Sterminate redazioni, composte da anonimi redattori per nulla influenti, in un numero pari circa ai convocati di una rappresentativa ai mondiali di calcio, sciorinano liste di nomi e dischi, eventi e delusioni, concerti e amenità varie dell’anno appena concluso.

In tutta franchezza, a chi interessa sapere che Pippo Lo Giudice della webzine metallorovente.it inserisce gli Abysmal Grief al dodicesimo posto della graduatoria 2025?

Se sotto ogni titolo ci fosse almeno una mini recensione che spieghi e argomenti i motivi di quella visibilità, cosa che peraltro le tanto vituperate riviste generaliste fanno ancora, sarei senz’altro più benevolo.

Tuttavia è nella dinamica redazione-pubblico che vengono fuori gli aspetti più grotteschi, a partire da certi editoriali che introducono le liste della spesa e che il più delle volte sono il festival delle frasi fatte al pari dei contenuti personali che accompagnano i listoni. Roba tipo “aspettative per il nuovo anno: imparare a cucinare le fettuccine di mia nonna” , “vincere la lotteria di capodanno”, “il nuovo album dei Saxon” (le ultime due sono vere).

Alcuni articoli, in un momento di istituzionalismo spinto, sembrano quasi uscire dal discorso del presidente della repubblica l’ultimo giorno nell’anno, con l’aggravante di essere talmente artefatti da negare la realtà delle cose per affermare l’orwelliana post-verità.

Ci siamo arrivati, alla fine. Per fortuna che stiamo parlando solo di musica metal per cui il danno è limitato. Duole solo sapere che in giro per il mondo ci sono persone che usano le stesse tecniche riepilogative su questioni ahimè ben più importanti.

Tutto ciò chiaramente sfugge all’utente medio, che non vede l’ora di postare la sua lista di dischi top 10-20-50-100 come un bambino che compila la lista dei regali per Babbo Natale, al solo scopo di guadagnarsi un po’ d’attenzione. Regali che nessuno leggerà, dischi sconosciuti o anonimi che nessuno ascolterà e che rappresentano qualcosa soltanto per chi scrive; un altro riflesso incondizionato che non prevede interazione, non scatena reazioni e che fondamentalmente ci rende più stupidi.

Incluso il sottoscritto, che al posto di deridere l’ennesima prova di cretinismo di massa imperante, avrebbe potuto impiegare il tempo speso anziché a scrivere questo cesso di articolo, a far qualcosa di più gratificante, ma siccome vivo nel presente pure io, se permettete un quarto d’ora di celebrità me lo prendo, giusto il tempo di buttare giù qualche appunto sul bloc notes del cellulare. E listone sia, forever and ever.