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bob rusey

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“Ciao Bob, sei fuori dalla band. Mi dispiace, amico!”

Tomb è stato l’ultimo album in cui c’ero anche io, ricorda Bob Rusey. “E devo dire che è stato piuttosto stressante per me quel periodo nella band. Non era un momento felice. Ricordo che la scena stava esplodendo. Noi ci divertimmo parecchio nei tour europei. Ci trovammo davanti a una cosa enorme. E scrivere il terzo disco fu un po’ diverso, dagli altri due, probabilmente per via di tutto quel cambiamento intorno a noi. Sentivamo che la gente si attendeva qualcosa di più e le cose tra noi tutti erano un po’ tese. In particolare io e Alex non andavamo più tanto d’accordo. Lui, Jack e Paul volevano crescere con la tecnica. I Sadus erano molto popolari a quel tempo nella scena death ed erano grandi musicisti. Nessuno di noi era vicino a quel livello tecnico. Alex voleva scrivere tutte queste parti di chitarra intricate. Ricordo che un giorno Paul si presentò con alcune idee nuove ed erano piuttosto semplici. Suonavano bene e mi piacevano. Ma Alex disse subito: “No amico, sei un batterista. Stai dietro la batteria e non preoccuparti dei riff. Insomma, c”era parecchia pressione e anche tra noi tutto si era complicato. Ricordo quando Alex ha avuto l’idea di “Hammer”. Cazzo, era una roba davvero intricata. E l’intero disco è andato in quella direzione. Nei primi due lavori io ho scritto molta musica. Con Tomb ho trovato un muro. In quelle condizioni ho faticato a tirar fuori idee. Questa competitività avrebbe dovuto spingere tutti a dare il massimo e in un certo senso così è stato, ma personalmente mi ha quasi spento la fantasia”. Continua a Leggere

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