White Lion – Analisi di Big Game tra famiglie distrutte e fuggi fuggi nel tramonto!

NEW YORK - JULY 1987: Hard-rock group "White Lion" poses for a portrait in July 1987 in New York City, New York. Members include: Vito Bratta, James Lomenzo, Greg D'Angelo, Mike Tramp. (Photo by Waring Abbott/Michael Ochs Archives/Getty Images)

Una tiepida recensione su un vecchio HM mi ha fatto tornare la voglia di sentire questo disco. Non voglio prendermela con l’autore del pezzo per la sua poca lungimiranza, sarebbe ingiusto. Non è semplice giudicare un album appena uscito. Oggi sembra così palese: Big Game è un gran lavoro. Magari non poteva bissare il successo di Pride ma non so cosa ci sarebbe riuscito. Dispiace solo che i White Lion siano finiti poco dopo, stroncati da un mercato che stava cambiando.
Eppure io c’ero al tempo e vi assicuro che la band sembrava fatta per durare. Insomma, oggi Vito Bratta tra gli adolescenti non lo conosce nessuno ma  era uno dei migliori al tempo in cui chitarristi bravi era sinonimo di boscaioli. E per quanto i White Lion sembrassero una versione Cioè dei Van Halen con Roth, erano capaci di scrivere grandi ritornelli, ottimi riff e suonavano meglio di una bestemmia.

Specie Bratta. Anche adesso mi perdo non tanto nei soli ma in tutta la marea di fraseggi che usava durante l’accompagnamento. Prendete Little Fighter (un pezzo che mi scatena un Parkinson al piede destro che non vi dico) e provate a star dietro a tutti gli accordi, passaggini e passaggetti sotto la voce. Solo Nuno Bettencourt gli teneva testa a ‘sto qui nel 1991. Mike Tramp aveva stile. Magari ora sembra un po’ troppo loffio e scoglionato ma al tempo era uno dei migliori interpreti. Ci sono momenti in cui le sue tirate canore mi fanno pensare a un incrocio abominevole tra Diamond Dave, Bon Jovi fatto di erba e Zed di Scuola di polizia ma nell’insieme è sempre stato un fico e a quei tempi aveva una sfilza di perché.

Poi come succede quando risenti un disco dopo decenni ti innamori di un pezzo che magari al tempo neanche ci facevi troppo caso mentre quelli che più hai nel cuore e sentivi allo sfinimento quasi ti passano da un orecchio all’altro. In Big Game ne ho trovati due di brani ganzi da riscoprire. Il primo è Living On The Edge, classico quattro quarti anni 80 con un ritornello che trasforma l’Aurelia in una highway californiana e il mio furgone Dacia Dokker in una specie di motocicletta col volante. Sarà che sto passando una fase strana della mia esistenza ma cantare certe strofe mi riempie il petto e la gola come se facessi a un dio un pompinone.

So I pack my bags and ride into
The sunset (yeah, vado verso il tramonto come un vero cowboe)
I don’t know where I’m gonna go but (sono un cazzone senza programma)
That don’t matter at all (ma non me ne frega, perché appunto sono un tipo frivolo)
I’m gonna do it my way and I don’t
Change for no one (io non cambio per nessuna tipa, vado per la mia strada)
Cause I’m living on the edge  (perché mi piacer rischiare)
and I got Nothing to lose (e tanto non ho niente da perdere)

Ehi, ma come?

Ti piace rischiare ma tanto non perdi nulla?

Ma allora che rischio è???

Va beh.

Immagino che il Mike non consideri la vita come risorsa da sprecare. E diciamo che i coerenti con questa retorica alla vivi il giorno e godi la notte ora non sono più con noi (Robbin Crosby) o magari ci sono ma era meglio di no (Chris Holmes). Però la musica è uno sfintere sull’eternità e se ci infili il cervello e ti lasci possedere da un giusto ritornello puoi morire e vivere in eterno nel raggio di otto battute. Quindi vado nel sanset e fanculo quella che vorrebbe cambiarmi. Io non cambio!

Anche questa cosa del: io sono io e non cambio è una cosa un po’ discutibile. Insomma, bisogna crescere e la donna giusta non ti cambia per levarti l’identità che ti è cara ma per migliorare il tuo potenziale. C’è per esempio una canzone di Mina che sto ascoltando che dice così:

Con te dovrò combattere
non ti si può pigliare come sei
i tuoi difetti son talmente tanti
che nemmeno tu li sai.
Sei peggio di un bambino capriccioso eccetera.

Il pezzo è Grande Grande Grande e dice più sulla natura femminile che tutto il Secondo sesso di Simon De Beauvoir… il libro, non la canzone!

Voglio dire: “io non ti mollo perché sei un casino, no. Io ti tengo ma con te dovrò combattere perché hai un mare di difetti e bisogna lavorar sodo per toglierteli”.
Purtroppo questo è l’atteggiamento sbagliato; le donne così tendono a incidere la personalità e tagliar via le cose difettose come fossero metastasi e non si può. Per molti uomini i difetti sono colonne portanti della loro personalità e se glieli togli col bisturi crolla tutto il Colosseo di virilità o sensibilità che alle suddette donne piace un sacco.

Quindi ha ragione Mike Tramp a dire me ne vado. Sono così e non voglio cambiare, vado a incularmi nel tramonto. Non ho bisogno di una metà. Il tramonto è la direzione. Questa cosa in fondo è molto poetica se si fa finta per un momento che non ci siano milioni di canzoni di merda a dirla. Ma il tramonto è una metà virtuale, come a dire: la metà non conta.

Bisogna viaggiare verso qualcosa di bellissimo e irraggiungibile. Perché se il tramonto fosse raggiungibile e tangibile finiremmo per trovarlo deludente. Inoltre il tramonto è un richiamo. Ehi, testa di cazzo. Piantala di scoparti quella tipa. Riprendi a virare verso di me, il tramonto, e ti assicuro che lungo il cammino ci sono un sacco di altre tipe che ti aspettano e… che vogliono cambiarti.

Il tramonto è la morte.

L’altro pezzo pregiato di Big Game è il brano cattivo del disco. Anche i White Lion fanno un pezzo cattivo in Big Game, esatto. Siamo nel 1989 e i suoni iniziano a inspessirsi. Ancora non è uscito il Black Album però le band hair sono cresciute con i Priest e gli Accept, quindi ogni tanto una canzone più sinistra e spietata la vogliono incidere, magari in fondo al lato B o quasi ma ce la mettono. Ed ecco If My Mind Is Evil. Voglio dire, Mike Tramp qui dice che potrebbe anche non essere il bel fighetto da poster in camera se gli prendono i cinque minuti sbagliati, no?

No, in realtà parla di predicatori televisivi e medita serio su un aspetto inquietante del carisma mediatico di palesi truffatori, capaci però di guidare folle di scemi di cui l’America è piena da scoppiare. Il riff portante è una cosa alla Dokken di When Heaven Come Down, però cazzo, quando c’è il passaggio in crescendo che apre al ritornello, sapete quando dice: Lock your door – feeling hungry (e sotto Bratta pompa un crescendo di note fischiate e Greg D’Angelo pugna sui tom)
Want some more – got to taste it (e via di nuovo sempre più grosso) poi bam!

tutti insieme:

But if my mind is evil then lock me up below
And burn my thoughts to ashes till I won’t know

Vi assicuro che dopo quasi trent’anni sto ritornello ha le sue cazzo di ragioni.
Tornando a Big Game nell’insieme, davvero mi chiedo cosa avrebbero dovuto inventarsi i White Lion per tenersi in piedi nella savana. Insomma, Little Fighter è una bomba. D’accordo, non sarà Pride, ma quando parte con quel bel riff sotto la voce e Tramp dice:
Are you crying tonight?
Are you feeling all right?
Chi non gli risponderebbe Yeah! Tu ora Mike hai qualcosa per me. Inizia la riscossa, vero? Certo. Sotto con la batteria e il basso e il riff e la melodia che crescono di potenza e poi:
Rise again little fighter

Certo, cazzo. Accettiamo anche di essere definiti piccoli combattenti pur di goderci il trionfo di questo refrain! Sì, Alzati piccolo guerriero e fai il culo a quel cazzo di mondo bastardo porco!

Poi c’è la ballad strappamutande ed è di prima classe. Non è When The Children Cry (prima di Povia ci arrivò il metal) ma Broken Home è una roba che funziona e anche qui, parla della mia fottutissima vita.

There’s a sound from the kitchen (C’è un suono che lui conosce bene, di là in cucina)
And it’s the sound he has heard a thousand times before (un suono che ha sentito un botto di volte)
When he hears his mother crying, he runs away and hides inside his room (Quando sente la sua mamma che piange lui corre a nascondersi in cameretta)

Ma non c’è posto così lontano da impedirgli di sentire suo padre che urla. Insomma, i genitori litigano e tutto va di merda. E questo bimbo sta di merda e a un certo punto, nel ritornello domanda implorante:

Just hold me, and love me
Trash this child of love
And try your best and save this broken home

Amatemi, e smettetela di fare i cazzoni tra di voi. Salvate questa famiglia che state distruggendo ogni giorno che passa.

His little arms are black and blue
And there’s a little cut, right under his eye

Qui diventa tutto inquietante. Ha le braccia segnate da certe ferite e c’è un taglio piccolo sotto all’occhio. Papà lo mena?
E poi domanda (porcocazzo!)
Have you forgot the reason, why this little child was born (Vi ricordate per quale cazzo di motivo mi avete messo al mondo?)
‘Cause if you go on fighting, you destroy this family, yeah
(Perché se vi fate ancora del male così, distruggete questa famiglia, cazzo!

In pratica non è Mike Tramp che dice, ehi, baby vieni a suggermi il pene se mi ami perché io sono un bimbo sensibile. Qui ci sta raccontando la sua infanzia di schifo. Quindi io direi che i White Lion usano “il lento del disco” per dire qualcosa di serio e profondo. Un po’ come gli Skid Row di 18 And Life. E non si tratta di pose commerciali, questi ragazzi sono spesso fuggiti di casa, vengono da famiglie spezzate, divorziate, rovinate e in tutto il caos di droghe e fica e alcol con cui si stanno imbolsendo in vista degli anni 90, ci mettono un po’ della loro ciccia dentro.

Broken Home è un gran pezzo. Big Game è un super disco. Penso però che nel 1989 fossero in troppi a fare ‘ste cose. I White Lion sapevano farle meglio di tanti altri ma a un certo punto le orecchie della gente si sono semplicemente saturate e il mercato con esse quindi amen. Nulla toglie che oggi non possiate recuperare questo disco. Big Game, andate ad accattarvelo, gente!