Iced Earth e i limiti di The Dark Saga

Trovo interessante come oggi, dopo quasi 30 anni, cambi la mia percezione dei dischi realizzati da quei gruppi che, a metà anni 90, misero in atto una sorta di restaurazione, dopo la sbornia di grunge e alternative e di crossover e nu-thrash. Perché è ovvio che la percezione sia un po’ diversa, oggi. Io stesso sono diverso. Al tempo, e lo scrivo sapendolo, visto che c’ero, il pubblico europeo aveva un gran bisogno di “metallo”, quello fatto in un certo modo, con determinate ritmiche, suoni, tematiche e atteggiamenti. Ci pensarono gli Stratovarius e gli Hammerfall a ricondurre il pubblico verso la fierezza, ma anche gli Angra e gli Iced Earth.

Oggi che non abbiamo più bisogno di soddisfare quell’arsura trueista, ormai che c’è spazio per tutti (e per nessuno) e che la scena metal è principalmente una specie di museo vivente in cui tutte le decadi, tutti i sottogeneri, vivono e prosperano nel rispettivo orticello iper-barico, coltivate dai veterani e dalle nuove generazioni, come possiamo ridefinire lavori tipo The Dark Saga?

Un capolavoro? Di cosa? Della seconda fascia power metal anni 90? Non esageriamo. Potevamo fare gli entusiasmati quando uscì e se volete, anche due o tre anni dopo, eravamo tutti giustificati dal momento e io lo capisco, ma ora… No.

Sicuramente The Dark Saga è un lavoro discreto ma dal titolo troppo altisonante rispetto all’opera che denomina. Un disco mica male come lo sono stati molti dei lavori realizzati dagli Iced Earth negli anni 90, anche se oggi, non tutti riescono a rimanere ancora in piedi, fuori da quello sfondo storico di “riscoperta delle radici talliche” o di “sana e giusta reazione”, sviluppatosi tra il 1994 e il 1998.

Riascoltandolo mi accorgo che le parti che ritenevo belle fighe in quei giorni, sono oggi scadute. C’è di sicuro una vena d’ispirazione che percorre il disco e che, soprattutto nel finale, emerge indiscutibile nell’atto conclusivo, magniloquente. Mi riferisco a A Question Of Heaven, e di certo, alcuni altri brani reggono l’urto dei ghiacciai temporali, come I Died For You e Depths Of Hell, ma ho la netta impressione che, come album concept, non abbia il respiro sufficiente per i Saecula saeculorum.

Se non vi dicessero che c’è di mezzo il fumetto di Spawn e che si tratta di un album con una trama e degli sviluppi in parte definiti dal creatore Todd McFarlane e in parte dallo stesso Jon Schaffer e Matt Barlow, l’ascolto delle dieci canzoni non basterebbe certo a suggerirci alcun legame tematico e soprattutto una così alta ambizione di rievocare in un disco la storia del fumetto più figo e cazzuto degli anni 90. Qui casca il primo asino volante: per quel che mi riguarda, la mia concezione: la musica narrativa deve cercare di trasmettere determinate suggestioni vicine al tema. Ma come suona l’universo di Spawn? Come la colonna sonora iper-campionata della colonna sonora usata per il film? Come un brano di Rob Zombie?

Non lo so. Non credo. Di certo però non mi vedo arrivare Spawn davanti a una cavalcata o un quattro quarti metal anni 80.

Il limite assoluto degli Iced Earth, che qui è più che altrove evidente, è anche un limite di molte band power o cosiddette traditional heavy metal: la parziale copertura delle tonalità di una storia.

Mi spiego: nel fumetto di Spawn c’è un personaggio che è grandiosamente schifoso: Violator, un demone che si muove sulla terra con l’aspetto di un clown disgustoso e sinistro, tanto da far apparire It di King come Jerry Lewis e un gradino sotto al re dei pagliacci inquietanti: Ronald McDonald. Ovviamente nel concept di Dark Saga c’è spazio anche per lui, per i Violator, ma il brano intitolato in modo eloquente Violate non tira fuori la componente ripugnante e meschina, disagevole e penetrante del clown dell’inferno, capite? Si tratta solo di un buon pezzo power con Barlow che in alcun momenti accenna a una voce più gutturale e strascicata, ma senza calarsi con decisione e in modo completo nel cesso infernale di quel mostro senza freni.

Gli Iced Earth riescono a esprimere bene l’aspetto eroico e umano di Spawn, ma sono scarsini con quello oscuro, controverso e violento. In questo, secondo me, The Dark Saga è stato da sempre una bella sfida, ma persa.

Poi, che nel 1996, la gente eiaculasse solo a risentire il suono dei Metallica di And Justice… nel brano in apertura, o che esultasse perché una band americana faceva giun giun come ai vecchi tempi, beh, non credo che sia più comprensibile dallo zeitgeist heavy che infiamma il 2026.