Preparatevi a leggere un ragionamento tossico e patriarcale come pochi. In occasione del 50enario di Goldrake, l’anime nipponico che insegnò i primi rudimenti di epica ai boomer di oggi da bambini, ci viene riproposta una drammaturgia rivelatasi dirimente per valutare l’assetto ginocentrico dell’attuale programmazione giovanile mainstream (da Disney a Netflix), nella quale il “gentil sesso” ricopre tutti i ruoli di potere, siano cinici sceriffi o sanguinari capi gang.
Ai soggetti maschili, ormai, gli sceneggiatori woke affidano meri ruoli di contorno, tipo il poliziotto coglione che si fa strappare la pistola da una scimmia o il delinquentello a cui la detective di turno mette di gusto il ginocchio sulla schiena mentre l’ammanetta e gli recita i diritti come se fosse la lista della spesa (lista a cui dovrà senz’altro attenersi e provvedere il povero marito dell’attrice).
Anzitutto va detto che “epico” non è schierarsi necessariamente col bene; se fosse una pulsione “eticista”, in Goldrake come in Star Wars come nell’Iliade il merchandising degli antagonisti non venderebbe più di quello dei protagonisti, cosa che invece avviene.
No, l’epica è bellezza dello slancio bellico in se stesso, dell’orgoglio del contendente; è la “divisività” costruente al magnifico, è esercizio fisico delle pulsioni combattive spirituali.
Ed è soprattutto ostentazione della coerenza e della fedeltà – costi quello che costi – al proprio ideale di partenza, che siano i Terrestri o i Vegani, la Repubblica o l’Impero, Ettore o Achille: poiché, in ogni caso, sia gli uni che gli altri sono parte di noi.
Ma torniamo a Gandal.
Il mantelluto ufficiale di Vega ha tutte le qualità virili: imperioso, gagliardo, aristocratico, obbedito; è il comandante prediletto dal suo sovrano. Ma ha una grande sfiga: ha la moglie “incorporata” nella capoccia.
Ma non nel senso di “malato di figa” (tragedia, sì, ma aggirabile); no, ce l’ha proprio dentro la testa fisicamente. E, come se non bastasse tale deformità, Lady Gandal si manifesta spalancandogli la faccia con fastidiosissimo suono meccanico in qualsiasi momento e senza preavviso, interrompendo lui e il suo interlocutore, fosse anche Re Vega in persona.
E nessuno può opporsi, Gandal in primis, costretto a sopportare le continue intromissioni della moglie in tutto quello che fa e dice. Insomma, il peggior incubo che un uomo possa vivere.
Neppure dopo il ferimento infertogli da Goldrake durante una battaglia, il poveretto, riuscirà a vedere accoppata la menade che gli vive dentro; anzi, mentre lui ne esce col volto devastato, lei, dopo le cure dei chirurghi vegani, torna più splendida e spietata di prima.
Ma il bello arriva all’ultima puntata (occhio allo spoiler): mentre la battaglia finale fra le truppe di Vega e le forze terrestri volge al peggio per gli invasori, Lady Gandal, come sempre determinata e combattiva a spadroneggiare sui soldati del marito sino a un attimo prima, è colta improvvisamente da uno di quei moti uterini di pietismo buonista che le influencer progressiste elargiscono – con gli occhi iniettati di sangue – alle trasmissioni sui crimini degli immigrati.
Ebbene la signora decide senza preavviso, dopo 76 puntate di “Atlas Ufo Robot”, che vuole la pace coi terrestri perché lei si sente buona e la guerra è una cosa orrenda. Così, non paga della figura di merda col pubblico della serie (e soprattutto con noi fan della fazione vegana), spara a Re Vega ferendolo, e prende pieno possesso del corpo ermafrodita del povero marito dopo averlo tramortito, tradendo così ogni sodale e ogni principio tradibili.
L’aliena, come tante sue omologhe terrestri, ha fatto in sostanza il classico – e ben poco epico – ragionamento della mogliettina opportunista e protettiva del proprio status sociale, che antepone al richiamo del sangue:
“…ma sì, tesoruccio, la situazione s’è fatta scomoda, pericolosa, chi ce lo fa fare di restare col nostro Re e col nostro popolo? Non vedi che la corrente va da tutt’altra parte? Pensa allo stipendio, pensa a chi dovrà dartelo nel nuovo mondo pacificato: è a lui che dovrai lisciare il pelo adesso! Avremo spese, dovremo rifarci casa; e gli amici che ci faremo laggiù ci guarderebbero sempre come disallineati rispetto alla maggioranza. Invece io voglio vivere tranquilla e perfettamente integrata. Fatti furbo, Gandal: finisci sto coglione di Vega e filiamo a festeggiare la sua sconfitta insieme ai terrestri. Il sangue del nostro sovrano sarà il nostro passaporto per una nuova credibilità”.
Ma Gandal è un soldato fedele, un incorruttibile servitore del suo popolo e del suo Re. Gandal è un vero Uomo; e piuttosto che condurre una vita prigioniero dei nemici di sempre, e, soprattutto, piuttosto che continuare a convivere con una stronza traditrice, punta la pistola contro la metà femminile del proprio volto e uccide entrambi, suicidandosi.
Sì, “entrambi” è un pronome numerativo maschile e finisce per I. Perché Gandal è uno che fa le cose giuste e non usa asterischi.
