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Springsteen e la strategia di lancio

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Bruce Springsteen vive i primi anni di vita in uno dei posti più noiosi e omologati del mondo: Freehold, New Jersey. Si sente isolato da tutto, come se un muro invisibile lo divida dai suoi coetanei. Odia la scuola, detesta studiare e passa le giornate ascoltando dischi di rock and roll oppure arrampicandosi sull’albero in cortile da dove si vedono in lontananza i grattacieli di Manhattan.

Per lui la città è il posto da raggiungere per salvarsi e realizzare i suoi sogni più infuocati. C’è una macchina in giardino e con quella si potrebbe correre fino alla metropoli, ma non è così semplice. La televisione in casa è sempre accesa, suo padre è un olandese taciturno con un sacco di pensieri che lo mandano fuori di testa, cambia lavoro di continuo e odia il rock. Queste immagini si imprimono nella testa del giovane Springsteen, diventando i luoghi fissi della sua futura ricerca poetica.

Springsteen e Asbury Park

Bruce si guarda allo specchio con vera soddisfazione solo quando imbraccia la sua prima chitarra elettrica. L’unico posto in cui è sopportabile passare il tempo è Asbury Park, località di villeggiatura sulla costa. Se ci si accontenta offre un sacco di posti in cui suonare dal vivo.

Springsteen milita in diverse band e si cimenta in tutti i generi possibili, dal blues al rock, inserendo sempre più spesso qualche ballata struggente scritta di suo pugno. Col tempo riesce a tirare su un complesso reclutando i migliori musicisti della zona: la E Street Band. Nonostante le numerose esibizioni e i sacrifici, i soldi non bastano neanche per riempirsi lo stomaco.

Alla fine degli anni 70, Bruce si trasferisce ad Asbury Park, sopra una fabbrica di tavole da surf, il cui proprietario, Carl West, lo presenta al suo amico Mike Appel, uno degli autori del brano Doesn’t Somebody Want To Be Wanted, della Partridge Family.

Il contratto

Appel si innamora subito del talento di quel giovane e lo porta negli offici della Columbia, presentandolo a John Hammond. Con solo la sua chitarra, Springsteen suona It’s Hard To Be A Saint In The City e stende il produttore tornando a casa con un contratto e l’obbiettivo di completare il suo disco di debutto quanto prima.

All’inizio del ’73 esce Greetings From Asbury Park, N.J., ma nessuno lo compra. Tuttavia alcuni critici rimangono stregati dalla grinta e la profondità di quelle canzoni paragonando Springsteen a Dylan e in alcuni casi nominandolo suo erede legittimo.

Anche il secondo album The Wild, The Innocent & The E Street Shuffle va male e la Columbia sta quasi per scaricare il giovane cantautore, finché Jon Landau, stimato redattore della rivista Rolling Stones, non se ne esce con la frase che diventerà un autentico tormentone: “Ho visto il futuro del rock e il suo nome è Bruce Springsteen”.

La casa discografica usa subito il commento altisonante della recensione e quello di molti altri critici per rilanciare l’artista, investendoci un sacco di soldi. Il terzo album Born To Run può contare su una campagna pubblicitaria faraonica che mette in risalto l’appoggio estasiato dei più illustri giornali e consuma il ragazzone di Freehold nell’imbarazzo di trovarsi così prepotentemente esposto sui giornali e trattato come una star quando le sue reali condizioni sono al limite della miseria.

Celebre è la strategia di lancio per il primo tour inglese. I cartelli che tappezzano la città con lo slogan: “Finalmente Londra è pronta per Springsteen!”. Si dice che Bruce abbia stracciato via alcuni dei manifesti in preda a una gran rabbia.

Il risentimento e i contrasti sfogano verso Appel, accusato dal cantante di avergli fatto firmare contratti pieni di clausole ingannevoli. La rottura con il suo anfitrione favorisce l’unione con Landau che lascia Rolling Stones per diventare suo manager.

Springsteen is Born To Success

Born To Run è un successo commerciale e artistico. Bruce vede definito una volta per tutte il sound, lo stile, reso meno grezzo e depurato da alcune componenti che lo rendevano ostico al grande pubblico. I temi sono la fuga verso la città da una vita di duro lavoro e noia, la metropoli è vista come un carosello di sbandati, poeti, principesse e falliti, lanciati in un ballo intriso di malinconica perdizione. L’ingenuità, l’utopia e i sogni dominano una visione provinciale della vita urbana che fa da contraltare agli allucinanti nichilismi del punk e della new wave.

Springsteen è quello che ci vuole. Il suo inno alla nobiltà del proletario americano, la sua cultura stradaiola e televisiva ne fa il cantore delle nuove generazioni occidentali. Darkness On The Edge Of Town, il doppio The River e l’acustico Nebraska, consolidano la fama di incontrastato nuovo re del rock.

Born In The U.S.A. infine, del 1984, sancisce la sua definitiva consacrazione. È un disco assai critico verso il sogno americano ma viene frainteso come un mastodontico inno patriottico e in parte questo sbaglio conduce il boss nell’olimpo dei grandi, con sua buona pace.

Dopo Tunnel Of Love, Bruce decide di separarsi dalla E Street Band, con risultati altalenanti per ritrovare il successo solo con il disco della reunion, The Rising che raggiunge il platino, cavalcando il clima di rabbia e paura del dopo “11 Settembre”.

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