Robert Tepper non ha un nome tanto figo, e di sicuro non vi dirà molto. Eppure ci sono almeno un paio di brani, se siete cresciuti negli anni 80, che hanno nutrito il vostro cuore affamato di American Dream. Sto parlando di No Easy Way Out, usata da Sly Stallone nel suo Rocky IV e Angel Of The City, sempre inserita da Sly in Cobra.
Bisognerebbe prima o poi rimarcare, e io lo faccio già ora, il gusto musicale dell’attore italo-americano per un certo tipo di musica dopaminica. Almeno fino a Rocky V, quando convertì al rap gran parte della colonna sonora del suo filone, Sly è riuscito a beccare le canzoni più cazzute e iconiche del cinema Action anni 80; almeno per me.
Da Eye Of The Tiger e Burning Heart dei Survivor a tutta la parte strumentale scritta da Vince Di Cola, sia sulle scene di allenamento che per l’incontro con Drago, Stallone ha mostrato un fiuto infallibile per la musica epica di quel decennio. Ancora oggi, sarà che ci sono cresciuto, riesce ad accendermi una forza motrice nascosta anche nei momenti in cui non riesco quasi più a muovermi.
Nel mio lavoro di netturbino, io uso le colonne sonore di Rocky III e IV pe; molto meglio.
E non ho dubbi che, se i brani presentati dai Pride Of Lions dell’ex Survivor Jil Peterik a Stallone per la colonna sonora di Rocky Balboa, furono rifiutati perché non abbastanza potenti e trascinanti, io ci credo senza indugio; non lo erano.
Lui sa quale musica ti fa muovere davvero il culo e ti gonfia il cuore e il cazzo, baby. O almeno lo sapeva fino al 1989. Ignoro che tipo di responso abbia sul piano biochimico femminile un brano come Heart’s On Fire, ma non mi importa.
Tornando al mio caro Robert Tepper, io adoro quest’uomo. E le sue grandi hit degli anni 80, legate a due film che hanno formato il mio senso di giustizia sommaria e l’alto livello morale di un atleta rispetto agli estrogeni degli sporchi comunisti sovietici, dominano il mio estro esistenziale più delle hit di Beethoven o i Carmina Burana di Orff. Inoltre viene da quei film e dalle annesse musiche, la mia idealizzazione formale di cosa siano i rapporti di coppia. Sono un rude dal cuore tenero, la mia camicia nera deve essere sbottonata almeno fino al terzo buco, partendo dal collo, sono in caccia di top model indifese, mi nutro di pizza e uova di gallina a colazione e faccio sesso come un brano James Brown: vale a dire sudando a merda e rantolando fino a simulare un infarto.
Tepper ebbe successo grazie a Stallone, ma come per i Goblin quando provarono a camminare sulle proprie gambe, non ha mai fatto molta strada per conto suo. Vanta un paio di altre hit minori scritte per alcuni artisti da Autogrill (una è Pat Benatar) ma il resto della sua produzione è abbastanza sconosciuta, almeno da noi.
Nel 1996, in piena odissea alternative, quando Kerrang metteva in copertina i Red Hot Chili Peppers e quelli di Metal Shock i Green Day, con sommo disdoro di Stefano Pera, al tempo in cui un metallaro non sapeva più cosa fosse il vero thrash metal, uscì in Europa, e solo in Europa, il terzo album di Tepper. Non stiamo parlando di roba molto heavy. Siamo sul genere AOR-burger tipico degli Stati Uniti più isolazionisti: quindi c’è quel senso di bolla temporale tenuta su con fiera boria.
I brani di No Rest For The Wounded Heart, titolo meraviglioso, rappresentano una specie di oasi autistica ferma al 1989. Nel mondo di Tepper non è mai esistito un Kurt Cobain e non c’è mai stata neanche la svolta elettro-pop degli U2. Tutto è sempre fermo ai tropi di Desmond Child. Quindi i pezzoni come Christina o Once In My Life hanno quel gusto pacchiano per le grandi melodie, rassicurano chi non sa più capire la realtà e spingono quasi sempre sul produrre una reazione nell’ascoltatore.
Quando senti un pezzo di Tepper, dopo telefoni alla donna che ami segretamente o commetti una follia e lasci il lavoro. Si tratta di una musica che trasforma tutto in un vecchio film anni 80, di quelli che non importa il realismo, è bene che tutto finisca in caciara.
Purtroppo riascoltare oggi certe strutture, per quanto negli ultimi dieci anni, siano tornate prepotentemente in auge nelle nicchie nostalgiche dei Festival Frontiers o nelle serie televisive di Netflix, suscita in me un senso di disagio. Sono patito dei Journey e dei Fletwood Mac, ho il tatuaggio dei Dokken sullo scroto e andavo in giro con la maglietta dei Winger nel 1995, ma non riesco a godermele.
Non riesco a fingere che il mondo sia ancora quello di Rocky e Cobra. Mi piacerebbe e se chiudo gli occhi, quando parte l’assolo di sax di Love Or Hate, la magia regge per qualche secondo, ma è più forte di me e devo riaprirli e guardare in faccia la realtà. Robert Tepper ha avuto la capacità di scrivere alcuni brani dal tiro irresistibile, ma come è cambiato il paradigma del rock commerciale, è rimasto al palo. Non è un caso che da questo album uscito nel 1996, ne ha inciso solo un altro nel 2012 a proprio nome. Forse ha scritto canzoni di Lady Gaga e Willie Nalson, per quanto ne so, ma non c’è più stato nulla di Robert Tepper in classifica, da mooooolto tempo.
Quello che però voglio dire, se riesco a farvi capire fino in fondo il discorso che sto esprimendo, è che… Aspettate, penso sia più semplice se parto da un brano: Only You Can Mend A Broken Heart. Chiude l’album No Rest For eccetera eccetera e non credo abbia raccolto grandi consensi (sul tubo ha appena 23mila visualizzazioni e Tepper stesso, sul suo profilo facebook ha gli stessi followers di Sdangher, cazzo)
Principalmente è un pezzo scarno rispetto alle cose più gonfie della scaletta. Si tratta di piano-voce alla Billy Joel e poi un discreto crescendo di paccottiglie orchestrali alla Meat Loaf. Mentre la sento, di tutto il discorso manieristico, la nostalgia, la retro-mania come malattia della mente e i giudizi morali sul business musicale, non resta nulla.
Perché questa è semplicemente una grande canzone.
Capite?
Se c’è davvero un brano magico, puoi confezionarlo come ti pare: anni 80, in stile post-grunge, con i campionamenti disco. Non conta un cazzo. Se invece parliamo di tutto quello, significa che in fondo la musica, quella vera, autentica, che resta, scarseggia e quindi potremmo anche tacere, meglio il silenzio come preghiera di commiato per tanta mercanzia medriocre.

