I Pantera e il trend che uccise i Pantera

Curioso che nelle info di accompagnamento al promo di The Great Southern Trendkill, i Pantera avessero scritto che l’album era caratterizzato da una “maggiore dose di melodia” rispetto alle uscite precedenti. Il nuovo lavoro appariva all’opposto, come una prevedibile e ulteriore accelerazione aggressiva, come già da tempo il pubblico era abituato a constatare, del resto, a ogni uscita da Power Metal a seguire.

E a proposito di power metal, vi giuro che in un paio di recensioni di Metal Shock, chi le scrisse usò questa etichetta per parlare di Trendkill. Power Metal. E anche se l’ho scritto e riscritto numerose volte, ci tengo a ribadirlo. Per un po’ di tempo questa definizione è stata negli anni 90, per un sacco di novizi del genere, come sinonimo di Pantera e allo stesso tempo ha indicato in un modo ancor più fuorviante, l’ondata melodica e di speed neoclassico-tirolese del nord Europa, da Stratovarius in giù.

E invece oggi tutti sapete cos’era il vero power metal, n’est pas? Quindi non ve lo devo spiegare.

The Great Southern Trendkill fu l’evento del 1996 insieme a Load dei Metallica. Entrambi questi dischi delusero un sacco di gente. In particolare, il cammino verso la brutalità dei Pantera iniziò a stancare. L’album prese buoni voti e ancora oggi ha un sacco di estimatori, ma è considerato notoriamente il disco “trascurato” degli anni d’oro della band; per non parlare del successivo Reinventing The Steel, che secondo qualcuno è solo una raccolta di b-sides e non l’ultimo cazzo di disco ufficiale dei Pantera prima di sciogliersi.

Per sempre.

Per sempre e mai più tornati davvero assieme, alla faccia di tutte le folcloristiche rimpatriate tra Rex, Phil, Pavarotti & Friends che molti di voi hanno tributato con le proprie baghette natalizie.

Interessante constatare che in sede di intervista, gestite dai gioviali, sempre chiassosi e “ruttosi” fratelli Abbott, non si percepivano ancora i problemi interni tra la band e Phil Anselmo. Sì, era uscito NOLA dei Down, e nel libro di Joel McIver su Dimebag si è scoperto che la cosa non piacque molto agli Abbott, specie per la crescente attenzione che il disco raccolse in giro.

Allora però né Vinnie né Darrell fecero capire quanto gli rodesse il culo per la faccenda. Nessun giornalista osò poi porre l’attenzione sul fatto che, per la prima volta, non solo Anselmo si era allontanato dal quartier generale del gruppo in Texas, restando a casa sua, ma aveva inciso le sue parti separatamente rispetto al resto della band. Le voci di Trendkill infatti furono tutte incise nei Nothing Studio di Trent Reznor; sempre nella capitale del Sud (per non riscrivere semplicemente New Orleans). E nel 1995-96 non è che fosse così facile comunicare in modo assiduo attraverso il fax o il telefono fisso.

Oggi si notano diverse crepe proprio analizzando gli elementi innovativi del disco. Alcuni cambiamenti resero Trendkill interessante ma provano ora di una crisi in corso. Il nichilismo esistenziale di Anselmo, causa di imbarazzo per certi versi accusati di razzismo e pro-suicidio, aveva preso il posto della retorica super-omista palle grandi e cazzo duro che era stata la filosofia “power” dei Pantera dai cowboys all’inferno fino a Five Minutes Alone.

I giornalisti però non erano interessati a tutto questo. Affrontarono i Pantera come fosse il solito carro armato di buzzurroni votati al metallo estremo ma indiscutibilmente trendy, e insinuarono per lo più un eventuale ammorbidimento (prima ancora di sentire il promo) e un vistoso inaridimento creativo (dopo l’ascolto effettivo del promo).

Qualcuno un po’ più sveglio su Metal Hammer Italia, scrisse che la qualità compositiva e le idee non andavano ricercate, come al solito, nei riff di Dimebag, ma più nelle strutture ritmiche d’insieme tra lui, Rex e Vinnie, soprattutto in brani meno vistosi come 13 Steps to Nowhere o The Underground in America.

Certo, le più notabili War Nerve o Drag The Waters non dicono nulla di più di quello che i Pantera avevano già detto nei primi tre brani di Far Beyond Driven, ma le novità ci sono e ribadisco: parlano di crisi.

Intanto nell’uso della voce di Anselmo: è più viscida, depressiva e sulfurea. Soprattutto nella title-track o in 13 Steps (dove è aiutato dalla buon’anima di Seth Puthnam degli Anal Cunt), si sentono a volte, non i soliti grugniti neanderthaliani o le urla lacera-carotide da licantropo depilato. Si aggiungono dei sofferti gorgheggi, screamining vomitosi e lamenti strozzati vicini alle bercianti invettive boschive del black metal svervegico; al tempo una nuova passione culturale di Phil, come tutto l’underground metal estremo death e grind, che lui infilò nel sound dei Pantera usando gola e viscere. In particolare i versi di soffocamento nella parte finale di Suicide Note pt 2 sono un colpo di genio, visto che di darci un taglio si parla, magari con un cappio al collo e un bel salto nel vuoto.

Bisogna rimarcarlo, sapete? I fratelli Abbott erano molto più concentrati sui vecchi dischi di Kiss e Van Halen che su Obituary, Necrophagia o Emperor e non avrebbero mai saputo assimilare la lezione dell’underground europeo nel proprio repertorio senza Phil.

Parlando di fatti veri e propri, nel 1996, le cose iniziarono a confondersi tra Rex, Dime e Vinnie + Anselmo. Lui secondo loro prese a “fare lo strano”, ma col tempo abbiamo conosciuto i suoi problemi con la schiena, l’impossibilità di fare subito la necessaria operazione chirurgica che glieli avrebbe risolti e il conseguente abuso di alcool ed eroina per sopportare il dolore lombare. Le droghe pesanti non migliorarono le sue capacità relazionali. Queste subirono un ulteriore peggioramento rispetto allo stato naturale da cazzone attaccabrighe del suo carattere. Quando andò in overdose e morì per cinque minuti, gli Abbott caddero dal pero e finsero di farsi male.

Ma Trendkill era davvero più melodico o i Pantera scrivendolo nella guida all’ascolto per i recensori, si erano divertiti a creare false aspettative?

Allora non sembrava, nemmeno a me, però ora lo noto senza problemi: Trendkill è sul serio più melodico, almeno lo è di Far Beyond Driven.

Ci sono dei brani, come 10’s o Floods a provarlo. E soprattutto Suicide Note Pt 1, paragonata, all’uscita del disco, a una spudorata ballad in stile Bon Jovi che era salvata solo dalla prestazione rude di Anselmo. A dire il vero è un lento che ho sempre trovato di puro stile Pantera: bellissimo, tra Sabbath e Zep e quel fondale southern che già negli assoli del brano d’apertura, così scherzosamente heavy country, il gruppo tentò di palesare agli ascoltatori. In Suicide c’è l’anima dolce e malata dei Pantera.

E fa ridere che ancora oggi su You Tube ci sia la scritta di avvertimento per le liriche sul suicidio del pezzo. Allora chiesero a Vinnie e Dime se pensavano che un brano così ambiguo sul farla finita potesse risultare “invogliante” per qualche fan particolarmente suggestionabile. Loro risposero ovviamente “fanculo, no. Ozzy o i Priest non spinsero nessuno a uccidersi con le loro canzoni” ma nel tempo dovettero comunque constatare quanto la musica dei Pantera riuscisse a spingere qualche mente bacata a fare stronzate.

Però parliamo di omicidio e non suicidio.

Insomma, c’è questa paura antica che la musica possa spingere le persone a compiere un gesto tragico. L’heavy metal ti fa ammazzare, questo è il suo oscuro potere?

Peccato che non riesca a spingere la gente a fare altro, a parte sparare al proprio chitarrista preferito.

Per dire, non credo che gli Stryper abbiano aiutato qualcuno ad aprire una Bibbia, se non per nasconderci uno spinello o un preservativo da usare.

Chiudo parlandovi di Floods. Allora, lo so,  è considerato soprattutto per quell’assolo “molto tecnico” di Darrell: dicono sia “il suo testamento”, “l’apice compositivo del suo stile virtuosistico e bla bla bla. Puttanate. Il meglio di Dimebag è tra i soli di Cemetery Gates, This Love e Walk. Trovo che in quei tre momenti espressivi lui sia riuscito a dire tutto ciò che aveva da dire alla storia del rock e all’umanità sia in termini di tecnica, di gusto melodico e di ardore nel tocco e nello sviso sborone.

E se ascoltate i fraseggi dell’assolo di Floods, osannato guarda caso soprattutto da Rolling Stone e qualche altro sito ruòck delle classifiche dei cento, venti, cinquanta il cazzo che vi pare, ci sono dei passaggi, con tutto il rispetto, che Dimebag aveva usato e meglio nei tre brani che vi ho nominato.

Floods è un gran pezzo, sia chiaro.

Ho spesso immaginato Phil Anselmo intrappolato in qualche posto di merda al sud durante il finimondo dell’uragano Katrina. Me lo sono visto bloccato ad assistere a come la puttana morente venisse spazzata via da un’altra puttana devastante e ho pensato se nel suo cranio sbatacchiato da decine e decine di microfoni e camionisti birraioli (e soprattutto dal padre) non abbia sentito la propria voce urlare una preghiera fatta col ritornello di Floods.

Wash away us all
Take us with the flood

Tra l’altro, secondo me in Flood c’è qualcosa di biblico che Anselmo si forse si è portato dietro dai Down e che restituirà loro nel secondo album II: A Bustle in Your Hedgerow, vale a dire la chiusa magnifica e spaventosa: Landing on the Mountains of Meggido; guarda caso scritta tutta da lui.

Va beh. Non voglio dilungarmi ancora. Negli anni The Great Southern Trendkill è cresciuto, anche se nel 1996 probabilmente non fu quell’evento che il pubblico immaginava e ancora oggi non è il lavoro più emblematico dei Pantera.