Era da tempo che mi ronzava in testa l’idea di poter dare il mio contributo a sdangher, si ok le live, i messaggi sul gruppo whatsapp, le discussioni, ma di cosa avrei voluto effettivamente parlare come primo articolo?
Ripensandoci la risposta è venuta “quasi” spontanea, la band che dagli inizi dei 2000 mi ha colpito e interessato più di ogni altra sono The Mars Volta.
Ne parlerò però, non tessendo elogi da “fan” ma cercando di analizzare la loro ascesa e caduta. Esatto, parlo anche di caduta.
E al proposito mi piace immaginare questa band alla stregua del personaggio della mitologia greca Icaro.Perché scomodare una figura mitologica per parlare di una band Rock progressive? La risposta è semplice, la smania di volare che portò Icaro troppo vicino al sole è la stessa dei Mars Volta.
L’euforia esplorativa del progressive li ha spinti, album dopo album, in una complessità (musicale e di ascolto) troppo vicino al sole o al completo imabambolamento da parte dell’ascoltatore; ma facciamo ordine e cerchiamo di capire.
Nel lontano anno 2000 mi scontrai con una creatura chiamata At the Drive-In, furore hardcore/punk con ritmiche simil progressive, e me ne innamorai subito. Non feci in tempo a digerire il disco Relationship of Command che la band si era già sciolta e rimutata in una creatura nuova, più complessa.
Il disco di esordio del 2003 (De-Loused in the Comatorium) fu una folgorazione. Venivo già dagli Yes e i Crimson ecc ma questo disco rappresentò un nuovo inizio per il progressive, almeno per come l’avevo inteso io fino a quel punto.
L’intelligenza con la quale venivano mixate tutte le forme stilistiche musicali a me più care, raggiungeva un amalgama ideale. La copertina curata da Storm Thorgerson, manco a dirlo curatore delle cover dei Pink Floyd e non solo, mi incuriosisce ancora adesso, dopo 22 anni.
Quello che avvenne di seguito al primo album fu un crescendo di complessità stratificata e appassionante.
Frances the mute del 2005 contiene la suite Cassandra Gemini di ben 32 minuti e l’intero album resta una degna evoluzione (almeno in tutta la prima parte) di quello che era stato il loro incipit. Però diciamolo senza paura, la suite proprio non andava. Non è il minutaggio esagerato ma la totale perdita dell’ascoltatore lungo il cammino.
Ok, prendete The Gates Of Delirium degli Yes e quelle spirali sonore che a un certo punto si distaccano e ci lasciano sospesi in un vuoto vertiginoso prima di ricongiungerci più avanti, producono un approdo necessario, un lieto fine rinfrancante dopo da un viaggio periglioso e straniante in fiumi dell’assurdo. Beh, nel caso di Cassandra Gemini invece non succede nulla di simile. L’ascoltatore che si affida alla manovra esplorativa dei Mars Volta ne rimane vittima. Durante il volo si ritrova smarrito, lasciato indietro nei labirinti di quel brano.
Adesso non c’è bisogno di fare lo scanning di tutti i dischi. A partire da Amputechture del 2006 fino al penultimo titolo della prima parte di carriera (The Bedlam in Goliath del 2008) ogni uscita è una tappa del viaggio di Icaro verso il sole, come ci racconta il mito da secoli. I Mars Volta si inaspriscono, stratificano il suono, non danno mai punti di riferimento, si illudono di padroneggiare il cielo creativo ma finiscono per smarrirsi in esso, carambolare in un caos di nuvole e luce bruciante.
Il risultato è una creatura multiforme, complessa da approcciare, Noctourniquet, lettera di addio prima dello scioglimento nel 2013, fu un timido approccio della band sul letto di morte nel reparto ustionati di un ospedale infestato, con pezzi ironicamente più semplici.
Icaro era abbrustolito e caduto e io me ne feci una ragione, imparando a lasciare andare tutto quello che per me ha rappresentato questa band. Come la fine di una relazione tumultuosa con cui ci si è amati/odiati ma sforzandomi di rispettare il vissuto in sé.
Sono tornati nel 2022, con un album dai chiaro-scuri molto accentuati. Via tutta la complessità, via le emicranie e i labirinti sonori. The Mars Volta corrono voleci, sguillano quasi nel pop.
Avevo paura ad ascoltare il nuovo disco, sia per una possibile delusione che per la paura di rivivere certe emozioni, ma non è successo niente di tutto ciò. La creatura era nuovamente mutata lasciando dentro di me una sensazione strana ma in fondo piacevole.
Lucro Sucio; Los Ojos del Vacio del 2025 rappresenta l’apice creativo della seconda vita dei Mars Volta. Icaro si è nuovamente rimesso le ali, la sua natura è questa. Se rinascesse dalle proprie scorie sprigionate nelle fiamme, ci riproverebbe ancora per mille volte.
Per me i Mars Volta sono i Soft Machine del 2025. Cedric Bixler Zavala e Omar Rodríguez-López, 2 fottuti geni. Ma non provate a segurli senza un paracadute e una tuta ignifuga. Vi porteranno con loro dove nessun uomo dovrebbe mai spingersi.

