Tutti gli articoli di

Simone Fiorucci

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The HU – Mongol Metal is the new black

Hu

Gli HU e l’ora di crescere

Una delle cose belle del metal e dei suoi derivati è che risultano meno ridicoli di altri generi musicali in quei casi in cui a qualcuno viene in mente di cantarli in una lingua diversa dall’inglese.

O comunque non più ridicoli di quanto risultino quando invece rimangono obbedientemente dentro i canoni classici imposti dalla perfida Albione. Continua a Leggere

Articoli La Truebrica del fantino Metallo non Metallo

Solo una Therapy? – La Campagna d’Italia vent’anni dopo

Therapy? - the band

Lo stagista

⇢ Unbeliever

Sono gli anni 90 e di là dall’oceano quelli ai piani alti stanno tirando paccate di dollaroni dietro a chiunque abbia una chitarra appesa al collo. Quegli incompetenti della Geffen hanno fatto firmare certi cazzo di Nirvana convinti di racimolarci duecentomila copie ad andar bene e invece poi Butch Vig ci ha cucito sopra un discone pop della madonna e le cose sono andate fuori controllo.

I capoccia della casa madre — alla A&M USA — avevano messo le mani avanti con i Soundgarden qualche anno prima: non proprio la stessa cosa, ma finalmente anche quel gran Gesù senza posa di Chris Cornell e i suoi compagni di merende si sono convinti a sfornare un capolavoro da casalinghe come Superunknown e il conto in banca sta già dando i primi segno di orgasmo multiplo. Continua a Leggere

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