Quando uscì il primo disco, che poi era un EP – e dissero che in fondo era un disco vero, ma in fondo in fondo ha sempre avuto la durata di un EP obeso, ma ancora più in fondo del fondo dura un minuto più di Reign In Blood e nessuno chiama il disco degli Slayer, EP – dicevamo, quando uscì Behind… (con i tre punti di sospensione) si scrissero cose meravigliose dei Mayfair. Qualcuno profetizzò per loro un futuro da Dream Theater Europei. Quando si fanno certe sparate, non solo si offende l’artista, definito come un clone di chi già esiste, è comunque unico e inarrivabile, lo si carica di tali aspettative che ne finisce schiacciato ingiustamente.
I Mayfair non sono mai stati i Dream Theater, neanche un po’. Sì, hanno quel modo di fare prog metal un po’ melodrammatico, a tratti isterico, tipico dei primi Dream Theater, debitori dei primi Sanctuary mescolati ai Fates Warning di Parallels. Possiamo aggiungere per loro una schizzata di Warlord e Crimson Glory dell’omonimo, ma in generale sono i Mayfair. Hanno una malinconia tutta loro, un seducente approccio vocale del bravissimo Mario “le Fate” Prünster, istrionico a livelli più recitativi che canterini, e una tendenza al racconto, che nel metal è abbastanza rara.
Behind… è la prima cosa che sento della band, mi piace e posso comprendere l’entusiasmo dei recensori del tempo. Tuttavia trovo sia un po’ troppo ostico e stravagante per piacere al grande pubblico. Nei primi anni 90 si affacciarono sul mercato dei gruppi fenomenali, audaci, estremisti nella loro scelta di mescolare le cose e tirare dritti verso l’ignoto. Penso ai Mind Over Four, i Siege Eaven e molti altri. Oggi a stento sono ricordati dagli appassionati più duri, ma io vi esorto a dargli una possibilità. Behind… è solo un prologo interessante di qualcosa che probabilmente la band non ha mai portato a compimento. Godiamone almeno la prospettiva. Forse in futuro, qualcuno con buona volontà e spirito nerd, recupererà questo scorcio e lo esplorerà ancora.
Il gruppo uscì con due album negli anni 90, di cui Die Flucht è considerato il migliore. Non l’ho ancora sentito. Lo farò e ne scriverò. Forse esplorerà anche la produzione successiva alla “pausa” di un decennio. Dal 2013 sono tornati, almeno fino al 2019.

