Al tempo dell’uscita di Peace Sells… But Who’s Buying, sulla rivista HM qualcuno scriveva, con una certa preoccupazione, che Mustaine stava cercando di accontentare più persone possibili con un album troppo vario, al punto di strizzare perfino l’occhio agli appassionati di “vecchio rock”, con quella cover lì, I Ain’t Superstitous di Willie Dixon rifatta, almeno chitarristicamente, alla maniera del Jeff Beck Group. E anche quel brano era un sintomo di incoerenza, perché allora ci si aspettava, basandosi sui proclama dei gruppi thrash stessi, una chiusa con passato o per meglio dire, una demolizione di tutto ciò che era stato hard o heavy, prima di loro.
In verità gente come Anthrax o Exodus avevano un profondo rispetto per quei gruppi inglesi come UFO, Scorpions, Angel Witch o Nazareth. C’era molta ammirazione per i Diamond Head e i Rush, e in tutta la Bay Area, i ragazzi frequentavano pure la chiesa del vecchio blues e persino l’antagonista punk. Evidentemente certe situazioni si sono perse nei corridoi della memoria collettiva e oggi il thrash è raccontato più come una mal riuscita imitazione di quello che certi esponenti della NWOBHM stavano facendo da un po’ o addirittura una reazione spietata e sprezzante di tutto ciò da cui il thrash, esattamente come il metal inglese proveniva, vale a dire quello che oggi è codificato come Classic Rock, ovvero tutti quei gruppi, grandi e piccini, che sono nati e cresciuti tra le decadi 60 e 70.
Oggi anche Peace Sells… è Classic Rock e per inciso, anche se non ci sarebbe bisogno di scriverlo, è uno dei dischi più amati nella storia dei Megadeth. Al tempo in cui uscì però… come tutte le cose davvero geniali, suscitò parecchie perplessità. Accadde anche per il successivo So Far, So Good… So What?!, altro lavoro che ormai si riprende giusto in occasione di una celebrazione.
Solo Rust In Peace (secondo titolo in quattro album con la parola “pace” per una band chiamata Megamorte) raccolse un plauso unanime e davvero troppo sbrodolone, da parte di pubblico e critica, ma già il grande best-seller del gruppo, Countdown To Extinction riportò il dibattito sul gruppo ai massimi livelli, con diverse stroncature da parte dei nostalgici o chi ne faceva le veci allora (persino una tizia di Rolling Stone silurò l’album accusando la band di tradimento e incoerenza).
Tornando a Peace Sells… devo ammettere che non è facile scriverne. L’hanno già fatto in troppi. L’unico modo che ho per dire qualcosa di interessante è risalire alla mia esperienza personale.
Ricordo la prima volta che lo ascoltai. Avevo comprato lo stesso giorno anche la cassetta So Far So Good… So What?! E mi aspettava un lungo viaggio in auto con i miei genitori. Ero un adolescente in crisi e volevo solo annientarmi con un paio di cuffie e valanghe di metal nelle orecchie, per tutto il tempo. Andai a ruota con entrambi questi album tutto il pomeriggio, durante la traversata verso un paesino sui monti dell’Umbria di cui ricordo una chiesina e Di Canio che faceva una partitella con un po’ di amici in un giardino con una staccionata intorno.
Quei due album confesso che non mi convinsero. Cercai di farmeli piacere, ma non c’era nulla che mi coinvolgesse davvero.
Venivo già dalla iper-produzione di Countdown To Extinction, lavoro che all’inizio non mi aveva esaltato ma che a forza di ascolti avevo finito per adorare. Ero già sopravvissuto al polverizzatore Killing Is My Business, acquistato in edicola come prima uscita della collana Metal di Curcio Editore e che trovavo abbastanza monotono: troppo grezzo, veloce e incazzato.
La produzione di Peace Sells e di So Far… era “diversamente caotica”, i pezzi troppo congestionati di riff, la voce di Mustaine a tratti sgradevole e pure i brani che cominciavano bene, tipo Goodmornig… Black Friday o My Darkest Hour, a un certo punto scadevano nel solito riffame thrash intricato e un po’ forsennato.
Che ci crediate o no fu questa la mia reazione a due pietre miliari del metal. Le trovai deprimenti e trascurabili. Il meglio era più avanti e probabilmente ancora doveva venire. Nel 1993 la si poteva ancora pensare così, c’era un futuro interessante e promettente da vivere.
Non conoscevo ancora Rust In Peace, l’avrei sentito solo dopo un anno e pure lì non sarebbe stato amore immediato. Aspettavo Youthanasia con eccessivo ottimismo e data la mia età non avevo potuto “vivere” i primi tre album dei Megadeth, scanditi da mesi o anni di attesa, da un respiro pieno di ansia e curiosità, come chi aveva dieci anni più di me e conosceva Mustaine fin dal demo con i Metallica.
Per me i Megadeth erano i Megadeth e Mustaine un personaggio sinistro e molto carismatico che consideravo più come frontman, alla stregua di un Kory Clarke e non un chitarrista originale e un compositore fenomenale. Quando lo vidi dal vivo nel 1995, capii di averne sopravvalutato l’impatto animalesco. Sul palco non fu granché comunicativo e per quanto a quel punto mi piacesse molto soprattutto come chitarrista e adorassi le sue capacità di compositore, per me nel ruolo di frontman non era altrettanto in gamba di James Hetfield, Chuck Billy, Ronnie James Dio o Bruce Dickinson.
Oggi i primi tre album dei Megadeth sono cresciuti tanto nella mia percezione. Mi accorgo del lavoro notevole di gente come Chris Poland e Gar Samuelson, per anni niente più che due tra i tanti tipi incasinati che avevano condiviso con Mustaine gli anni tossici e deragliati della band.
Soprattutto adesso mi accorgo di come i Megadeth, tra il primo e il secondo disco fossero immersi in un intruglio di satanismo e paura, droghe a parte. Quelle rendevano il tutto ancora più ingestibile, ma erano principalmente l’esperienza di Dave con l’occultismo e gli scampoli di angoscia che seguitavano a rinnovarsi dentro di lui, a emergere dai testi e dall’atmosfera di Peace Sells…
The Conjiuring, Bad Omens, Black Friday e Loocking Down The Cross nel precedente album d’esordio, sono ancora intrise di qualcosa che per anni, Mustaine ha tentato di non smuovere più, lasciandola dormire imbottigliata in quelle incisioni, rifiutando di suonare certi pezzi dal vivo e rievocarne i fantasmi che li avevano nutriti.
In quanto “Cristiano rinato”, Dave prende molto sul serio la controparte satanica e non si perdona di aver chiesto aiuto a qualche strozzino di anime, rovinandosi l’adolescenza e ponendo le basi di anni e anni terribili. La sua smania di competizione nell’era tossica, ispirata solo dal desiderio di vendetta verso Lars e James, caratterizzata da travagliate ascese e cadute rovinose, doveva averlo spinto a dimostrare che, rispetto agli Slayer, i Possessed o i precursori Venom, così espressamente satanici, lui sapeva davvero di cosa si trattava, lui si era addentrato in determinati cerchi larvali e aveva compiuto certi rituali segreti che, nella sua mente surriscaldata da un sacco di schifezze chimiche, alcolici e traumi, gli avevano dato qualcosa che desiderava.
Mustaine ne ha parlato diverse volte in tanti anni, senza dubitare di rendersi ridicolo, caratteristica costante delle sue esternazioni pubbliche. Ha ribadito che testualmente, “grazie alla magia nera” è riuscito a vendicarsi di un bullo che lo perseguitava a scuola e che sempre con l’aiuto di “certi libri proibiti” aveva conquistato una ragazza che gli piaceva tanto. Ora, di sicuro la prima che reclamò carnalmente alle forze oscure non si chiamava Diane, ma è probabile che Dave abbia compiuto qualche rituale propiziatorio, magari un po’ più sobrio, bruciando rosmarino e ripetendo una serie di frasi sotto il guizzo di candele alla mental, anche per avere Diane.
Ma su Diane tornerò tra poco.
Di nuovo seccanti note biografiche: sono anche io stato dentro a certe cose buie e per quello che ne so, non è questione di demoni o larve da incolpare e rifuggire. O meglio, ci sono anche quelle per chi ha fatto certe escursioni senza una mappa affidabile o una guida, ma non è il mio caso. Io so che però aprendomi a quel tipo di esperienze, ho distrutto gran parte della mia vita di allora e probabilmente ero io l’unica larva in azione.
Forse era ciò che volevo dato che adesso ne ho una nuova di vita e più o meno soddisfa molti dei bisogni che la precedente vita di allora non soddisfaceva.
Comunque sia, io sono sicuro che in quei posti non tornerò più, neanche se iniziassi a odiare la mia nuova esistenza e desiderassi ancora una volta di distruggerla. Perché la magia è come un carrarmato in città e non sai cosa potrebbe colpire.
Mustaine al tempo di Peace Sells… non era un pazzo invischiato in sette o rituali magici. Parlava già con Dio, nonostante i suoi capelli lunghi; probabilmente già lo faceva pregando. Nel brano più rappresentativo dei primi Megadeth, quello che diede una svolta alla loro carriera, Dave dichiarava il suo rapporto con Cristo e tante altre cose che, per via dell’aspetto e dell’attitudine, molte persone avrebbero pensato non fossero da lui, tipo interessarsi di politica, battersi per i diritti civili o semplicemente avere un’opinione sulla realtà condivisa.
Da quel pezzo, l’omonimo che è anche il titolo dell’album, ne usciva un ritratto che oggi non colpisce più ma che allora dovette spiazzare diversa gente, dando al metallaro un piccolo manifesto da suonare a tutto volume sotto la casa del parroco, del sindaco o in salotto con i genitori presenti.
Dave era un disastro ma anche un tipo in gamba, ma in profondo contrasto con se stesso. Dai testi che scrisse per Peace Sells… emerge un individuo non più semplicemente votato alla vendetta e al caos, ma interessato a costruire qualcosa di stabile dalle macerie. Mustaine è un tipo schietto e intelligente, da non sottovalutare, molto più brillante di quello che brani come Wake Up Dead potessero lasciar intendere.
A proposito di quel pezzo, evitando di approfondirne il testo per anni e anni, mi ero convinto che parlasse di un’esperienza pre-morte accaduta a Dave e invece racconta di lui che rientra in casa dopo aver scopato una tipa ed è tutto preso a non far rumore per non svegliare la sua fidanzata ufficiale.
Lui è innamorato dell’altra ma non può lasciare la donna con cui vive perché non ha una casa e vive da questa qui. Se lei lo caccia, lui finisce per strada, ma soprattutto, se si sveglia mentre Dave sta rientrando, dopo aver trombato l’amante, lei lo uccide.
Nel brano questa è l’eventualità ma nella realtà, come ci ha raccontato Mustaine, la donna lo costringeva sovente a una doppia prestazione che, nonostante gli ormoni fossero ancora dalla sua, era difficile da portare a termine.
Interessante però scoprire che la presenza di Diane, la ragazza con cui Dave tradiva la padrona di casa, citata chiaramente nel testo di quel brano in apertura, è una presenza spalmata su tutta la track-list e sul disco dopo, spostando progressivamente l’esperienza delle pratiche sataniche a un successivo struggimento moccoloso del cuore per questa tipa un po’ stronza.
In So Far So Good… So What!? non c’è più spazio per il diavolo, a parte quando Dave dichiara di essere l’anticristo, ma è la cover dei Pistols e Rotten diceva esattamente così. Quello che emerge è il disagio per la relazione difficile con quella ragazza. In particolare il pezzo In My Darkest Hour, che è sì dedicato alla memoria di Cliff Burton, ma non racconta del suo incidente o del rapporto che aveva Dave con lui, è solo una lunga e rancorosa dichiarazione di dipendenza rivolta a questa ragazza che lo trattava male al tempo.
C’è qualcosa di epico nel modo in cui Dave Mustaine ha umiliato se stesso negli anni. Soprattutto al tempo di Peace Sells, con queste tirate rancorose nei confronti di Poland che gli aveva rubato l’impianto per comprarsi la droga (Liar) o per sbrattare di rabbia la figura dell’innamorata crudele. Non parliamo poi dei Metallica.
Anche quando ha preso parte al documentario loro, Some Kind Of Monster, Mustaine ha pianto come un bimbo, ammettendo che la ferita, nonostante tutti i suoi successi nel metal, i traguardi raggiunti da tossico senza tetto a milionario viticoltore, dalle famiglie che ha costruito intorno a lui ai molti figli che lo amano, i numerosissimi fan in tutto il mondo che lo idolatrano, ancora lui soffre (e probabilmente soffrirà sempre) per essere stato allontanato dalla band in quel modo, col biglietto del pullman e tutto il resto.
Jeff Young, chitarrista molto sottovalutato che furoreggia in So Far, So Good… So What!? racconta una cosa emblematica a riguardo. Quando i Megadeth avevano ripreso quota durante il tour So Far… una sera Lars e James erano andati a sentirli.
Non erano headliner, avevano 40 minuti di esibizione prima di cedere il palco a non ricordo chi, forse i Whitesnake o Dio. Beh, Dave li aveva passati a inveire contro non si sa bene cosa per quasi un quarto d’ora, mandando a vuoto tempo prezioso del set disponibile. La band era lì che aspettava di suonare ma lui no non dava un taglio alle proprie farneticazioni.
Lars e James erano sotto al palco e guardavano. E Jeff aveva pensato ed è ciò che dopo anni ha dichiarato: “cazzo, è proprio per questo che ti hanno mandato via. I Metallica una sera vengono a vederti e invece di mostrargli quanto sei grande senza di loro, mandi le cose in vacca lagnandoti di scemenze senza suonare una nota. Questa è la ragione che ancora cerchi per essere stato mandato via, perché sei un irrimediabile casino del cazzo!”
Inutile ricordarvi che Young fu cacciato poco dopo quella serata con l’accusa di averci provato con la fidanzata di Mustaine. Lui ha sempre negato e sono propenso a credere che un tossico sia anche vittima di paranoie e crisi persecutorie. Negli anni però Dave, pure dopo aver smesso di farsi, ha tenuto una costante campagna denigratoria verso Jeff, il quale non è mai riuscito a controattere per vie legali, dal momento che far causa a Dave Mustaine non è una passeggiata: è pieno di soldi e può pagare i migliori avvocati senza problemi.
Riascoltando ancora una volta Peace Sells… mi accorgo di quanto fosse originale e complesso quel disco. In particolar modo mi piace molto la parte acustica di Goodmorning… E poi The Conjiuring oggi mi stende. La cover di I Ain’t Superstitous era davvero una scelta ironica in mezzo a tutto quell’occultismo e i sensi di colpa per averlo sperimentato.
Andando avanti e indietro per quelle canzoni mi rendo conto che semplicemente certe cose non si possono più avere. C’è molto di quella follia e forse anche di quella stregoneria, che ha reso la musica dei primi album dei Megadeth qualcosa che non ha mai smesso di respirare e di bruciare solo dentro quelle ampolle viniliche. E se vogliamo ritrovarla, dobbiamo risalire alla fonte, non aspettarcela da Mustaine “Cristiano ripulito” o peggio dalle nuove leve del retro-thrash. Bisogna correre rischi enormi per creare musica simile, affrontare sul serio l’umiliazione fino alle falde del lago gelato, uscirne asciutti e con la testa così piena di riff incredibile fino a scoppiare insieme al mondo.

