Gli emoji gaudenti che sconciano i giochi agli scienziatoni

Chiacchierandocela con i Rondò della Forca, abbiamo già visto come “like” e “visualizzazioni” siano coefficienti algoritmici spesso inversamente proporzionali. I primi, infatti, sono testimonianza di plauso attivo e palese, con potenziale ostentazione di assiepamento politico: metto un like a una band di rifattone per blandire la mia datrice di lavoro, fervente femminista, anche se quella band mi fa cagare e il femminismo mi fa schifo. Un po’ come gli exit poll elettorali, dove la gente intervistata dai Tg all’uscita delle urne tende a manifestare intenzioni di voto progressiste per garantirsi un incolume ritorno a casa, al lavoro, al calcetto, finché poi puntualmente, a urne chiuse, il conteggio reale dei voti va da tutt’altra parte (tant’è che, almeno teoricamente, governano le destre).
Al contrario, iscrizioni e visualizzazioni, essendo più o meno anonime su tutti i social, definiscono più attendibilmente l’esatta mole di interesse, magari nascosto e magari anche un po’ morboso, per un determinato fenomeno artistico e/o mediatico, soprattutto se dal posizionamento politico disallineato.

Poi però, dato che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, arrivano gli “emoji gaudenti” (li chiameremo così); e lì i fegati scoppiano di brutto.
Dopo i flop “green” che hanno buttato sul lastrico l’intero comparto automobilistico europeo; dopo le puttanate sul patriarcato che stanno sfrangendo le palle a padri di famiglia che si fanno il mazzo in fabbrica per poi sentirsi dare dei “violentatori” da mogliettine nullafacenti e dalle loro amiche; dopo le vaccate vacciniste denunciate da orde di danneggiati in commissione d’inchiesta parlamentare sul Covid, dopo tutto questo lo Scientismo è oramai alla deriva di qualsiasi credibilità popolare, e può solo puntare sulla cooptazione moralistica per continuare a imporsi come verità assoluta. Così, lo fa sparando le cazzate più inverosimili proprio per indurre nelle menti meno strutturate quel fenomeno psicologico chiamato “method disclosure” ovvero la spudorata imposizione di credenze palesemente assurde, tali da sradicare in chi ne è vittima qualsiasi forma di resistenza.

Prendiamo uno di quei patetici post ecologioni che parlano di inverni bollenti mentre l’Italia è assediata dalla neve già a metà novembre, o che tentano di sconfessare i continui fenomeni di autocombustione delle auto elettriche, o che vogliono convincerci ad adorare Greta Thumberg come una vestale della Madre Tellus: è naturale che i sorrisetti vi superino massivamente le approvazioni, demolendo così statisticamente ogni ipotesi di credibilità degli autori. Va da sé che una simile forma di lesa maestà, rappresentata appunto dagli emoji gaudenti, sia intollerabile per l’apparato propagandistico scientista/woke.

Ma andiamo d’esempio pratico: uno dei tanti leccapiedi editoriali del regime sforna un articolo “scientifico” in cui si prevedono improbabili tornado tropicali su Roma, inabissamenti delle coste siciliane o africanizzazioni dell’Alto Adige dovuti al sedicente scioglimento delle calotte polari causa scorregge vaccine: ebbene, anche all’avventore più basico verrà automatico ridacchiare innanzi a cotanta stupidità; tuttavia, nel momento in cui costui non dovesse già trovare sotto all’articolo almeno qualche emoji gaudente, preso dal terrore di essere additato come unico “negazionista climatico”, mollerà l’osso e rinuncerà a rompere il ghiaccio per primo; l’essere umano funziona così, d’altronde (e purtroppo).
Ed è anche così che gli intellettualmente onestissimi scienziatoni si sono inventati la cancellazione automatica degli emoji gaudenti per dissuadere “medioman” dalla libertà di critica.

Nell’immagine di corredo a codesto scritto vi è un esempio plastico di tale modalità: basta confrontare il numeratore iniziale zeppo di emoji gaudenti (riquadro superiore), recante 2658 reaction totali, per verificare che successivamente, ovvero a 2661 reaction totali (riquadro inferiore), gli emoji gaudenti saranno spariti tutti come per magia, facendo risultare il post privo di qualsiasi dissenso e volontà di discredito. “Non si può sempre ridere di tutto, tantomeno della Scienza(H)!!!”.
Va da sé che davanti a un simile totalitarismo di consensi, salvo essere dei guastatori seriali e congeniti come il Sottoscritto e pochi altri, sarà difficile che “medioman” si getti all’attacco dell’autorevolezza di puttanate pseudo-scientifiche – e tutte politiche – apparentemente ossequiate all’unanimità del web. Sappiatelo, prima di sentirvi “minoranza”, prima di sentirvi “ininfluenti”, prima di rinunciare a sputare contro chi vi giudica, fosse anche vostra suocera o il vostro “capo”.

L’exemplum proposto si riferisce a un post a tema “green”; ma l’artificio in questione si può estendere a qualsiasi altra farloccata woke ove il mafioso presidio del conformismo e l’angoscia del finire alla gogna la facciano da padroni. Metal e dintorni, ça va sans dire.

Suaviter
G/Ab VOLGAR