Può un errore a fin di bene e taciuto come tale per decenni, essere definito retrospettivamente per ciò che è realmente stato? Con somma gioia della redazione, annuncio che è giunto il momento di “inimicarsi” Geoff Barton e Alan Lewis.
“E chi sono costoro?” Due delle principali firme di Sounds, fondatori di Kerrang! e divulgatori d’un acronimo divertente, famoso e fuorviante: NWOBHM. Lewis è tornato nell’altra dimensione nel 2021, oggi Barton scrive per Classic Rock; perché scomodare due pesi massimi del giornalismo musicale, responsabili dello sviluppo del nostro genere e magari criticarli con leziosa dispensa di ditini puntati e sguardi professoral-pignoleggianti nella pericolosa ottica della messa in discussione?
I miei recenti articoli hanno dimostrato che il tifo da stadio è ancora un ostacolo e non c’è niente di più bello del dire la verità. Quindi i Deicide sono sopravvalutati, i Rigor mortis sono molto meglio, i Krokus sono tremendi e il miglior disco degli Exodus è Tempo of the damned, con buona pace del fu Paolo Baloffi.
Torniamo a quel periodo: grazie all’onda di gruppi britannici che pubblicarono materiale inedito nel 1980-82, tutto il genere prese slancio oltre i confini della Britannia. Si, c’erano Scorpions e KISS e i Crue nel 1981, ma fu quel gruppo d’albionici pionieri a stabilire un ampliamento delle fondamenta costituite nei 70 sulle terre di partenza Doom dei Black sabbath. E’ bene ricordarli:
Saxon, Girlschool, Angel witch, Iron maiden, Tank, Tygers of Pan Tang, tacendo la pletora di artisti che pubblicava singoli e raccolte varie. Noterete che mancano dei nomi: i Praying mantis, che offrivano un ibrido di derivazione Uriah heep-hard melodico e aveva si nelle armonizzazioni la parentela col Metal, ma discendeva dai Wishbone ash atterrando sul terreno hard; i Diamond head, per i quali un musicofilo coglie oltre l’heavy dei primi due dischi specie negli ottimi EP e in Canterbury l’area d’impegno più consona a comprenderli, l’hard epico con spruzzate avventurose al limite dello sperimentale.
C’era confusione sul confine Rock-Metal ed è aumentata.
Gli Anglosassoni son così, confondono le acque che separano le loro terre anche in musica: chiamano il Thrashcore dei DRI Thrash metal; definiscono i gruppi di quest’ultimo genere Speed (vedere in Scrubs la scenetta sui Devildriver), i Raven diventano perciò Heavy poi definiscono Epic la musica dei Blind guardian e Heavy i Manowar.
Queste apparenti disquisizioni filologiche sono vitali, perché giungiamo a scoprire l’origine d’un problema: da Born to be wild cominciò l’equivoca sovrapposizione Rock duro-Metallo pe(n)sante che ancora opprime le nazioni Rock e Metal, sovrapposizione che finge d’annullare le differenze ma esacerba i conflitti innestandovi l’ignoranza che porta con sé supponenza e fa partire la vera divisione.
Cosa c’è di strano quindi nell’acronimo NWOBHM? Che non esiste.
New indica qualcosa di precedente, e quel qualcosa erano Motorhead e Judas priest; la mania d’indicare come Heavy Metal ogni tipo di Hard rock è singolare, dato che nessuno definirebbe Metal un gruppo Southern Rock come i Lynyrd Skynyrd. Dobbiamo dimostrare che Rainbow, Thin Lizzy, Budgie e UFO non erano Metal anche se ne anticipavano qualcosa?
Per farvi comprendere lo scenario vi porterò nel cuore di esso, nella Londra di fine anni 1970.
Maggio di 36 anni fa, l’odiosa Maggie è da pochi giorni primo ministro, (Glam)Punk e Disco sembrano ingoiare tutto mentre si sviluppa il loro figlio (occhio al dettaglio) New wave.
Nel sottosuolo però c’è fermento: al Bangwagon HEAVY METAL (occhio…) soundhouse c’è un DJ che avevo incrociato negli anni 1960 e anima le notti dei capelloni inveterati. Si chiama Neal Kay, biondo, alto, capelli lunghi, due baffi giganteschi. Quando lo conobbi era hippy, lo ritrovai a metà settanta fricchettone, quello stile cerniera che collegava il Metal agli sballoni psichedelici.
Per la seconda metà del decennio organizzò questo circolo in cui fece crescere una generazione di musicisti e sostenitori, sul sito commemorativo potete vedere bellissime fotografie a bassa risoluzione e calore umano in uno spazio medio piccolo, dai soffitti bassi, con una nutrita presenza femminile e anche di corto-criniti, inondato di musica. La differenza con il futuro era che chi entrava BALLAVA, niente poganti sbavanti o statue sentenziose bensì partecipazione, voglia di vivere.
E quando non c’erano gruppi, Kay faceva ballare per ore le persone al suono dei dischi, una miniera di Blues, Hard, Psichedelia. Non ricordo se fosse l’8 o il 9 maggio del 1979, come non ricordo se disse sul palco la frase leggendaria “Stasera parte la crociata Heavy Metal”, ma c’ero per una serata con i Samson, Angel witch e Iron maiden, lo stato dell’arte della scena.
La scena: c’è ressa e un mare di giacche leggere perché dentro è un forno. La tensione è positiva, pare che tutto possa accadere, anche se è solo un locale un po’fumoso e pieno di ragazzi; i ragazzi sono là, con i loro eroi coetanei in mezzo alla folla, con il banco dei suoni alle spalle e sopraelevato. In fondo alla sala, Geoff Barton e Alan Lewis osservano compiaciuti, li saluto e usciamo a parlare mentre l’esibizione di Paul Samson s’avvia alla conclusione. La porta si chiude dietro di noi risucchiando in parte il suono, Geoff è taciturno ma sorridente e benevolo, Alan si lancia:
“Ehi, anche tu qui, oltretutto nella perfida Londra…”
“Beh, sembrava una serata interessante.”
“Solo interessante? Buddy, qui succede qualcosa, c’è movimento.”
“Intendete spingerlo? Se si, fate bene, io farò del mio, ma non so come”.
“Oh, noi abbiamo una certa idea che…”
In quel momento esce fuori Kay con un paio di amici e la moglie e ci salutiamo come vecchi reduci, lui sudato e gioviale come al solito, lei con l’aria un po’ stanca.
Ci congratuliamo con loro, poi rientriamo e vediamo la serata decollare fino al finale, una festa nella festa.
Il resto è storia: i due filibustieri in pochi minuti avevano coniato uno slogan commerciale per fare a pugni col Punk con le sue stesse armi, ispirati dalla New wave per avere l’appiglio commerciale che fa della brevità e della novità qualcosa che vince. Perché si dice tutta la frase, ma si legge NWOBHM, un marchio come quello di certi orologi. Solo che quando li rincontrai per dirgli che la cosa era un po’ bislacca dato che non esisteva una Old wave, loro mi dissero che Machiavelli aveva ragione, eccetera. Machiavelli non aveva ragione, ma forse loro almeno un poco l’hanno avuta.

