La Bio dei Xason versione Onda Anomala

Un noto sito italiano a declinazione Pop-Indie-Alternativa e via tronfiando, ha sempre alternato a essa una parte generalista, pubblicando recensioni, monografie e speciali di altri stili e generi. Strenui criticatori di tendenze del nostro mondo, negli ultimi anni avevano privilegiato l’interesse per il Metallo nero, meglio se registrato male, in ottemperanza alla fedeltà. Riprendo un numero di Michele Foresta e tutelerò l’anonimato di O.R., ma così si capisce poco e allora vi dirò che è O. Rock…

Allora, dato che la loro riservatezza è comunque tutelata, potrei anche chiamarli Onda R.
Ma vabbè, a questo punto, posso dirvi che è Onda Rock.

Sono perplesso dalla stampa italiana e dal suo rapporto con il Metal, specie quello tradizionale. Lasciando perdere le pagliacciate True, sto rivalutando il ruolo storico dei Defender. Non cercate distinzioni in rete, appartengono alla lingua dei bassifondi del Rock militante, dove la differenza fra i due termini inglesi è che i primi sono l’accezione intransigente tronfia e castrante di alcuni membri del pubblico, i secondi una sfumatura che si pone a guardia della tradizione.

Se nel passato il defender era un esagerato e talvolta assurdo fanatico, oggi s’è trasformato in chi ricorderà in futuro la storia del movimento. Fra l’estremo del poser e del true, si situa il Defender come punto d’equilibrio nel nostro scenario che da pochi giorni si sta trasformando.

Con ordine: un sito che ama dare i voti, pratica opinabile (fra cui casi imbarazzanti per il loro settore come un 7,5 a Dua Lipa e un 7 a Sia mentre un misero 6 alla migliore Olivia Rodrigo) ha pubblicato una monografia sui Saxon.

Curioso vado a leggere (con tanti auguri, come recita Monopoli). Vi elenco una serie di cose oltre l’imbarazzo che ho trovato per il vostro sollazzo o incazzatura, o entrambi: si parte con lo stigma berianostalinista-inquisitoriotorquemadoide-fascistanonsansepolcrista di “teorie più o meno complottiste” per i temi di alcune canzoni.

La parola fulmicotone viene usata in due frangenti.

Destiny può non piacere, ma viene definito “naufragio artistico” e si becca 4 peggio dei Maneskin, mentre tutti i dischi da Solid ball of rock hanno minimo il 6 (se ve lo state chiedendo, Rock the nations ha 5) e questo per la loro politica anti periodo d’oro nostro (e ovviamente progrunge, in funzione di ciò).

Deprimente questa dichiarazione da agenzia di stampa d’ultimo ordine “Biff Byford ostenta tranquillità: i Saxon non hanno a questo punto alcuna pressione addosso, possono permettersi di registrare dischi solo se ne hanno realmente voglia” e stanno pubblicando un disco l’anno dal 2020.

Domande: perché scrivere dei Saxon?

Perché farlo con uno stile generico, come un compito fatto controvoglia?

Perché discrasie sui voti e non usarli in modo serio?

Com’è possibile che un gruppo che dal 1997 è fermo su un’impostazione alla Grave digger (per quanto più dignitosa) venga trattato così bene da un sito simile?

Si tratta di riposizionamento per aver fiutato un cambio di tendenze o completismo per attirare lettori?

Domande alle quali c’è una risposta indiretta, che giunge da una fonte pazzesca: Rock around the blog.

Una penna illustre, di quelle notevoli, ha scritto il suo parere sul recente e infausto funerale-commerciale di Ozzy.

Il mio pensiero è che la cosa peggiore, lo sfruttamento pagliaccesco del metal (come le bare di Kiss e i preservativi dei Manowar) è stata unita a un’iniziativa di cattivo gusto, col il sapore d’una sepoltura simbolica che il potere vuol dare al nostro genere, in lotta per la sopravvivenza.

Vedere un quasi mio coetaneo in quelle condizioni, interroga su vita, morte e sullo squallido commercio di esse.

Non amai il concerto per Mercury dopo la sua morte, ma in confronto era una manifestazione di sobria eleganza.

Trombetti fa le sue considerazioni, precise e ficcanti, ma pregne d’una assuefazione, forse inconscia, agli eccessi del settore stampa, una frazione dell’industria che s’aggrappa a ogni evento o tendenza per dare spinta all’auto-fagocitazione e alle camere dell’eco pur di racimolare le briciole della decadenza, a favore gli pseudo-redditi di poche persone.

Ecco il punto: la nostra stampa è in uno stato terminale peggiore dei musicisti malati o di quelli che tornano nell’altra dimensione, o del Metal tutto.

Secondo il mio parere, l’apice di hard e metal è fra 1980 e 1993.

Arimeticamente, la fase centrale è fra 1986 e 1988. Rock the nations e Destiny per i Saxon, The ultimate sin e No rest for the wicked per Ozzy, sono proprio di quegli anni, quelli più odiati dai detrattori.

Il Metal va difeso da questo scempio, e perciò, da oggi siamo tutti Defender.

Andiamo a riascolarli e cerchiamo OGGI chi li riprende senza copiarli, omaggia senza plagi, porta avanti ed evolve quel discorso contaminandolo con gusto e senso, allieta con la sua arte e omaggia il cosmo con il Metallo.

E comunque Tony Martin è stato il miglior cantante dei Black Sabbath. Born again con Gillan anticipa gli anni ’90 e anche i Rogue male oggi farebbero la loro figura. Ma queste, sono altre (o la stessa) storia.