Ed eccoci all’album groove metal dei Vicious Rumors, quello che fece gridare al tradimento i fan affamati di metal classico, che nel 1994, avevano già visto cambiare bandiera a un sacco di gente. Almeno quelli che non erano saltati, sciogliendo i gruppi e tentando nuovi progetti comunque lontani dal genere power metal americano tradizionale. A risentirlo oggi, Word Of Mouth non appare chissà quanto snaturato, rispetto alle cose precedenti. Sì, d’accordo, è evidente l’indurimento e la leggera depressione atmosferica di parecchi brani (Against The Grain, All Right Reserved), compresa una dedica allo scomparso Criss Oliva in una specie di suite in due parti (Thunder & Rain part 1 e 2), ma si tratta per lo più di una cornice. In fondo lo stile è sempre classico.
Anche in episodi come Dreaming, che sembra risentire un po’ dell’influenza dei Jane’s Addiction, si mantiene una certa motrice tradizionale. Ci sono assoli svisantissimi (blurublublubririr), passaggi nerboruti (giungiungiun) e inoltre, sia Sense Of Security che Ministry Of Fear spingono al solito modo dei Vicious Rumors (tupatturupatupatturupa). C’è qualche elemento thrashettoso, ma niente che comprometta il discorso dei lavori precedenti. Al punto che oggi un vate dell’heavy metal tradizionale come Sandro Booty, cita Word Of Mouth, tra gli esempi di ottimo metal classico sulla sua pagina facebook.
Allora per i defenders non lo era per un cazzo e forse anche lui storse un po’ il naso su certe concessioni alle mode di allora, ma il tempo modifica tutto. Il passato è una continua bugia da cui si impara solo a mentire ancora e ancora.
Certo, ancora oggi la proposta dei Vicious Rumors del 1994 sembra risentire del periodo cambiamentoso. Il grunge stava per farsi saltare la testa con un fucile e l’alternative ammantava di lagnose sperimentazioni il rock dei ggggiovani. Non era facile per un gruppo degli anni 80 adattarsi a una nuova decade così radicalmente inquieta. “Evoluzione-crescita spirituale” era la parola d’ordine, così come oggi lo è “facciometal ma ho anche altri hobby”. Nel giro di due anni si era passati in un’altra dimensione, per suoni, tematiche, scrittura, moda e attitudine. Non c’era niente di più lontano dai Motley Crue dei Pearl Jam, no? E i Vicious Rumors cercarono una nuova sedia su cui poggiare il culo. Peccato che non ce n’erano più, se non lontanissime dal centro.
Word Of Mouth è un buon album, inoltre è l’ultimo in cui canta Carl Albert.
Carl Albert è stato scelto ufficialmente come il cantante “classico” dei Vicious Rumors. Era eccezionale. Sapeva graffiare come Michael Vescera e sparare acuti alla Midnight. Anche in questo lavoro lui cantò alla grandissima, sebbene spingendo la voce in territori un po’ troppo catarroidali, qui e là, per i gusti del pubblico più affezionato. Paradossalmente in Thunder & Rain Carl rimpiange la scomparsa dell’amico Criss Oliva, deceduto in seguito a un incidente d’auto. E quando intona i versi:
È giunto il momento di dormire
Tra tuoni e pioggia
chiudo gli occhi
Tra tuoni e pioggia
vedo il tuo volto
non so voi, ma a me sembra quasi che stia parlando della sua di morte. Un anno dopo l’incisione dell’album, sempre per via di un incidente mortale in auto, Albert chiuse gli occhi e tra tuoni e pioggia vide Criss andargli incontro per accompagnarlo in un altro posto. Che dite?
Per via della presenza di Albert, anche se non come i lavori precedenti dei Vicious Rumors fino a Welcome To The Ball, rivalutati tantissimo in questi ultimi vent’anni, Word Of Mouth è stato riesumato e inserito nella teca del periodo storico, pur senza nominarlo troppo. Si trova lì, purché stia buono e non respiri.
Il solo problema effettivo che riscontro io in quell’album, non è nello stile e tantomeno nella qualità delle composizioni. Trovo che abbia una produzione davvero mediocre. Se ne occupò la band, Thorpe e McGee in particolare, e poi ci mise mano Michael Rosen, senza riuscire a far miracoli, ovviamente.
Il gruppo aveva voglia di far crescere il suono e renderlo un po’ più spigoloso e burino, ma per riuscirci avrebbe avuto bisogno di soldi e un produttore davvero capace. In quel periodo, nonostante le critiche e i pregiudizi, non era facile tirar fuori un sound di chitarre come quello dei Pantera. Ne sanno qualcosa gli Overkill, che dai livelli fighissimi di Horrorscope, gestito da Terry Date prima che diventasse famoso, occupatissimo e costoso, passarono al redivivo e ormai scoppiato Alex Perialis per I Hear Black, con i risultati controversi che tutti ricorderete.
I Vicious Rumors avrebbero avuto bisogno di un professionista in grado di gestire quelle sonorità più estreme. Forse Rosen, se ci avesse messo le mani da solo, subito, avrebbe potuto cavar fuori un risultato più decente, ma Thorpe e McGee, secondo me, non furono all’altezza e lo pagarono, in tutti i sensi.
Non so quale budget avessero a disposizione, ma non poterono contare su un’etichetta forte e che credesse in loro. La Atlantic li aveva mollati e non trovarono di meglio che passare alla Rising sun Records, label tedesca, raccoglitrice di molti transfughi del metal classico americano anni 80, che gli permise di vendere bene in Europa, ma di non uscire in USA. Quindi, adieu.
https://youtu.be/S-vVC0kojwM?si=uOkPhQV8fyNPQXzO

