Siamo abituati a trovare tutto in rete, vecchio e nuovo che sia. Eppure non è sempre così scontato. Per esempio, se volete approfondire su un gruppo come i Lazy Bones e il loro album Stew (per non dire Disco Stu, esatto), vi appariranno le solite schedine su Discog e Rate Your Music e poi tutto il resto sono solo siti in cui vi spiegano come si cuoce uno stufato di carne, con l’osso buco e via così.
Esatto, Stew vuol dire stufato.
Eppure uscirono con la Universal nel 1996. Il loro album non andò male in qualche anfratto della civiltà occidentale tipo l’Oregon, ma se non viene reimmesso sul mercato in una nuova edizione o la band non si riforma e non rilascia interviste, per la rete, i Lazy Bones quasi non esistono più.
Se voglio avere notizie devo far tesoro di una vecchia recensione di Metal Shock. Quindi ecco a voi: sono un quintetto del North Carolina al debutto. Finito. La copertina sulla rivista è sempre stata verde, quindi io pensavo fosse il piano ravviginato di una grande foglia. Invece è una bistecca. Eh già, stiamo parlando di ciccia, no? Vi assicuro che in Stew ce n’è da sfamarci un orso.
Molto interessante recuperare la rece di MS, anche per farmi un’idea del modo in cui sia stato percepito allora un prodotto “spudoratamente contemporaneo” che oggi può apparire ai defenders of steel de noantri, datato, infingardo e giustamente punito dal fato. Il recensore offrì quattro punti esclamativi, regalò paragoni con Motley Crue del periodo Corabi (che allora era un deterrente non da poco per le vendite) e poi Soundgarden, Alice In Chains e My Sister’s Machine. Questi ultimi erano citati molto al tempo. Oggi non se li ricorda più nessuno, vero?
Per la verità eravamo solo hard rock americano moderno e fatto dannatamente bene, amigo.
In pratica ci sono le massicciate ritmiche dei Crue di cui si è detto, una buona quantità di melensaggini grunge, ma senza mai scimmiottare i vari Cornell e Staley.
Poi badate bene, ogni brano ha una base rock di assoli pieni di note e ritmiche di batteria serratamente metal. Ricordano gli Anthrax del corso Bush (altro deterrente per molti di voi, ma non per me).
Certo, in Stew c’è un po’ quella patina anni 90 tipica di tante produzioni del tempo: un pizzico di Quicksand, il coraggio di esprimere sentimenti dei Twich e l’aura da collegiali fuori corso dei Green Apple Quick Step. Se non avete idea di chi sia tutta questa gente, è un problema vostro. Vi consiglio di seguirci con maggiore assiduità o di cliccare su ogni nome. Rimpinzerete così la vostra cultura alternative metal!
Sarò un nostalgico vittima del mio passato, tanto più che negli anni 90 non avrei mai speso i miei soldi per un disco come questo dei Lazy Bones, ma oggi lo trovo a dir poco leccornioso e non mi manca come ora un cazzo di impianto stereo spacca vetri nella mia scassa-macchina.
Questi desaparecidos stavano forse troppo sul pezzo ma pestavano e randellavano di brutto e non riesco a immaginare cosa avrebbe potuto farne uno come Bob Rock.
Sentitevi Better Than I o Cowboys & Idiots e godeteveli. Cazzo, ormai non siete più in conflitto con queste tendenze neo-metal, non minacciano il futuro dei vostri cari Metal Church. Tutto è finito nella discarica. Si tratta di far pace con i vecchi spiriti dei natali passati e salvare della buona musica dagli inceneritori digitali.
E se arrivate a un lento come 7 Candles sprofonderete in una ballad blues senza tempo, roba da amori fottuti e con molta carne infuocata, altro che stufato. Questa è musica per le grandi occasioni sprecate. Yeaah.

