Editoriali Pascolando

Qui Padrecavallo, gente… E con lui il signor Depakin

Ok, bollettino medico di Padrecavallo: sensibile miglioramento dell’umore. Riduzione delle crisi di pianto a una al giorno da 5 che erano. Crisi di rabbia alternate a momenti di profondo sconforto quasi più. E questo grazie all’amore della mia famiglia, della mia voglia di vivere e di un regolatore dell’umore che si chiama Depakin, ora mio chierichetto preferito.

Salve, equinidi. Io sono il signor Depakin e me ne stavo giusto andando. Se però ci tenete, prima posso informarvi sullo stato del vostro amico. Il paziente Padrecavallo (che si ostina a darmi del chierichetto nella sua mensa) risentiva principalmente di uno sbandamento umorale dovuto al reiterato e molto cattivo uso farmacologico. Prendeva un antidepressivo ma necessitava più di un regolatore. Io sono un regolatore. Sapete no, i depressi, nel loro essere tristi sono comunque coerenti. Padrecavallo invece era più soggetto a un’altalena bipolare: passava dall’euforia che lo spingeva amichevolmente verso il genere umano a uno stato improvviso di noia e tristezza che lo allontanavano da esso. E questo sbando di eccessi emotivi succedeva anche nel giro di un’ora. -tende ad alzare il livello generale dell’umore, con la conseguenza che se, nei momenti di tristezza Padrecavallo poteva sentirsi da disperato a un po’ malinconico, quando scattava l’ora dell’euforia, ecco che finiva per gridare “Satana ti succhio il cazzo!” davanti alle chiese e fare le corna alle suore in strada sputandosi poi su una spalla a mo’ di scongiuro. E così l’altalena diventava una specie di bunging jumping con inevitabile stravolgimento dell’umore, come nell’alto anche nel basso. Se a questo aggiungete un aumento dell’appetito sessuale e l’impossibilità di eiaculare, effetti entrambi dovuti al farmaco, c’è da impazzire, altroché… In ogni caso oggi Padrecavallo è resettato e pronto a riprendere a far danni da dove aveva interrotto. Lascio a lui la parola e buona domenica a tutti.

Grazie chierichetto Depakin! Cari miei ronzi di Riace, Io ne sto uscendo. La temperatura si , là fuori. Il sole si allontana e ci riconduce al tepore infernale dei mesi freddi. Bene… Non pensavo di essere felice di tornar disoccupato ma così è. Poi vi racconto. Per ora vorrei tanto riprendere in mano la cavezza e tirar forte. Insomma, riesco a malapena a postare un articolo a settimana e questo per me è grave, tenendo presente che non faccio nient’altro di creativo, a parte le telefonate anonime alle 4 di mattina a un mio vecchio professore delle medie.

Insomma, qui bisogna che torniamo sugli zoccoli e ricominciamo a clancare per le campagne, facendo sentire il rintocco mortifero del galoppo  a tutti i beceri contadini di Metallitalia che vorrebbero dormire aggrappati al proprio guanciale di ipocrite sicurezze.

Non lo so se tra le macerie che ho provocato in questi mesi ci sia ancora mia moglie. Da qualche parte dovrebbe stare, la sento lagnarsi della ciclicità mestronza dell’esistere femmineo. E ci dovrebbero essere anche le mie figlie, “traumate” a dovere da un padre che non ci sta tanto con la criniera. E dovrebbe pure esserci un lavoro, nel mio futuro, da qualche parte. E persino un po’ di talento dentro me stesso… se solo capissi come usarlo a fin di grana.

Il mio talento con le parole, sapete? Potrei vendere pentole senza coperchi per padre Satanasso ma preferisco spacciare metal a un pubblico di downloaderz impenitenti. Come vendere banane ai gorilla nella nebbia.

Non sono morto, no. Di sicuro ho preso qualche bel colpo da stendere oasi di montoni, ma me no. Sono qui. Con il mio bel manto sudato e schiumoso. Fatevi sotto. Salite sulla mia generosa groppa e vi condurrò dove i Manowar dicono la verità e dove i Cradle Of Filth sono vampiri autentici e dove Lammy è ancora vivo. Io conosco la strada dei vostri sogni e vi ci porto. Abbiate fede. Del resto tutta questa merda ha un senso. Posso sentire il vostro dolore e capirlo. Posso sentirlo nelle note delle vostre canzoni preferite. Perché è anche il mio dolore, sono le mie canzoni preferite. Le mie ferite sonore. Ecco come io chiamo i pezzi che mi accendono dentro e mi danno la forza di stringere i pugni e far sì con la testa senza che il resto del corpo stia galoppando.

Io sono Padrecavallo. Abbiate fiducia in un equino vestito da prete satanico.

Che altro? Ah, sì. Abbiamo rimesso in archivio tutti gli articoli sdangheri dal 2012 al 2014. Mi spiace per quelli del 2015-16 ma sono finiti nel buco del culo di Altervista e spero che restino lì a far da tappo.

Abbiamo compiuto da poco cinque anni che sembrano quindici, lo so. Ma ci siamo, giusto un terzo di quanti eravamo ma ancora siamo qui e no, non ci facciamo.

Non ci sono foto negli articoli vecchi e la formattazione risente degli innumerevoli traslochi (risistemeremo tutto – forse). Chiedo venia, mi sono rotto il gaucho di rimetterli a posto e poi rifare tutto da capo al prossimo trasloco su una piattaforma meno dittatoriale; o magari perderli con l’ennesimo sfratto. Fanculo a tutto;;;;

Del resto non li ho neanche ritoccati. Sono ciò che eravamo e in un certo senso ciò che siamo ancora: cavalli che vogliono capirci qualcosa. Credere in qualcosa. Sentire qualcosa che valga la pena di essere sentita. Leggere, conoscere, disconoscere e ave Satana e tutte le droghe della lucidità che possano finire nella mensa di ogni asilo.

Quanto sembra lontano il 2012. I post sono imbarazzanti ma in un certo senso ancora godibili. Potete riscoprire Ruggiero non ancora cavallo goloso quando scriveva in colonna recensioni doom come un poeta di terza liceo (ma con la depressione di un cassaintegrato alle soglie dei cinquanta). Ci sono io che posto editoriali egomaniaci manco fossi stato a capo di Terrorizer. E poi troverete tutti gli speciali, i dossier, le recensioni e le non recensioni, gli sfoghi, le fake news e le sdanghere dei vostri sogni bagnati, il grind e il porno.

Avrei voluto rimettere in circolazione l’articolo che quasi ci costò una querela di Scialpi ma penso sia meglio lasciarlo alla leggenda. E vi farei leggere anche il mitico report sul concerto dei Destruction che ha chiuso per sempre le porte dell’Orion alla redazione virtuale di Metal Hammer! O così spero… E a me ha precluso di afferrare il corrimano digitale della rivista per sempre. Se ne è parlato così male che lasciamo perdere. Del resto era una schifezza. Forse inconsciamente volevo essere mandato via.

Sdangher vuol dire pazzia, ironia, genio e idiozia. Sdangher è tutto ciò che vedete riflesso nella pupillona tesa di un ronzino prima, durante e dopo una sgroppa sessuale. Amen!

 

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