Browsing Tag

death

Furia Cavallo del Nord La Truebrica del fantino Recensioni

Necrodeath – Perseverare è diabolico!

Necrodeath

Defragments Of Insanity è l’ultimo album dei Necrodeath che uscirà il 5 aprile 2019 via Scarlet Records.

Se il titolo vi risulta un po’ troppo familiare è perché si tratta di una ri-registrazione del secondo storico album della band (ormai irreperibile) rielaborato dall’ultima formazione del gruppo.

Dato che siamo nel 2019 poi, con la tecnologia ormai nostra consigliera, compagna, amica e scopamica ci si adatta ai tempi e notiamo quindi come la frammentazione, in titolo, viene genialmente sostituita dalla deframmentazione del disc… un attimo, no, della follia. Una gran bella pensata eh? Continua a Leggere

Recensioni Supernatural Horse Machine

Twisted Prayers, quando i Gruesome clonarono i Death

 

Ho dovuto bloccare a più riprese l’ascolto di Twisted Prayers dei Gruesome, convinto d’aver sbagliato cartella sul computer. In una crisi d’incertezza esistenziale sull’ascolto del metal moderno, ho ricontrollato a più riprese anche la data di pubblicazione del disco. 2018. Mi sa che è uscito con almeno venticinque anni di ritardo e col gruppo sbagliato, oserei dire.

Partiamo dalle origini del male; chi sono i Gruesome? Nati da un’idea di Matt Harvey, sapete no, il cantante degli Exhumed, che sicuramente s’era scocciato d’essere sempre etichettato come il cantante dei cloni dei Carcass. E certo, a un dato punto ti scocci.

Savage Land ve lo ricordate? Un buon, non dico ottimo dai, disco old school death metal che non si sognava minimamente di emulare la scuola svedese. E ringrazio, che se sento un altro gruppo che emula per l’ennesima volta un riff degli Entombed per dire… faccio crollare le colonne del cielo a suon di bestemmie. Savage Land è un disco che ho dimenticato subito ma si sa, il gene del clonatore copione è duro a morire, così come lo zoccolo duro del metal.

Il mio mentore mi dice che cloni dei Death ve ne sono stati pochi e brutti. I Gruesome di Twisted Prayers cosa sono quindi? Cloni dei Death spudorati. Basta vedere la cover, sembra Spiritual Healing disegnata durante la sessione di Scream Bloody Gore, ma con un tocco (troppo) digitalizzato.

Se già la prima traccia Inhumane mi aveva lasciato perplesso, l’intro della seconda A Waste of Life mi ha fatto urlare Chuck vive! Hanno emulato fin nei minimi dettagli anche il suono della chitarra, la sua particolare distorsione, i riff  del periodo tra Leprosy e Human. Tanto vale dire che hanno spudoratamente copiaincollato parte della discografia storica. Qualcuno secondo me oserà puntare oltre, fino a toccare almeno Symbolic, ma attenuiamoci  a dargli fede che hanno clonato un singolo periodo, che pur se fosse è stata appunto la firma della band originaria per quasi tutta la sua discografia. Forse lo negheranno nelle interviste quando qualcuno gli dirà: “ma è un nuovo disco dei Death questo?”

E lo ammetto che se Matt Harvey non si fosse dato un contegno cantando in modo consono a se stesso, avrei fermato la gente per strada dicendo “erano vent’anni che aspettavo un nuovo disco, anche se The Sound of Perseverance è una spanna sopra”. Ma di quello hanno copiato poco se non proprio nulla.

Se ci si aspetta un disco originale, si parte già male, perché se si è cresciuti a pane e Death saprete prima dei suoi esecutori quale sarà il prossimo incastro tra una parte di chitarra e l’altra, perché del resto l’ho già detto, ma imitano spudoratamente i Death senza vergogna.

Questo vale come un punto negativo? Con che occhi lo volete guardare? Con che orecchie lo volete ascoltare? Il pregiudizio può essere un nemico a doppio taglio che ferisce prima l’ascoltatore che la band stessa, che infondo vuole essere genuinamente un regalo nostalgico a chi vent’anni fa’ s’è fermato, senza più rimuovere quei maledetti dischi dal lettore.

Per me un ascolto continuo nello stereo fino a quando non ne rimarrò annoiato.

Finché morte non vi separi Recensioni

Finché morte non vi separi #39 (rubrica black, death, grind) – In questo numero Behemoth, Profanatica, Portal, Ferocity, Orgiastic Rebirth,

BEHEMOTH The Satanist (Polonia 2014)

Smaccatamente, quanto meno all’apparenza, satanista, tanto da sembrare persino un po’ retrò ma The Satanist non lo è solo per le esplicite liriche d’altri tempi, perché ora i Behemoth hanno abbandonato la furia del decennio trascorso in favore di pause molto più riflessive e molto più metal anche talvolta metal direi classico (si sentano i diversi assoli di chitarra) pur sempre in chiave moderna. Non mancano le loro storiche sfuriate, i loro tipici crescendo, gli inserimenti innovativi ce ne sono, ne hanno sempre trovati, ma credo che questa mossa piacerà ai più piuttosto che a coloro che li seguono da una vita. Si rimane leggermente spiazzati e probabilmente il cambiamento era dovuto, dal 2000 avevano impartito lezioni severe, in tutti i versi, di veloce ed evocativo death metal ai colleghi americani e ai colleghi di tutto il mondo. Quando il death sembrava oramai aver detto tutto con, e da Thelema 6 in poi, hanno triturato tutti infilando in sequenza degli album perfetti. Continua a Leggere

Recensioni Supernatural Horse Machine

Wolfheart – Winterborn (Autoprodotto 2013)

Questa non può essere definita una recensione. Nel modo in cui affronterò il disco in questione il lettore capirà che sono troppo soggettivo e legato emotivamente all’artista. Lo dissi appena arrivato su Sdangher e non credo di averlo più ripetuto, ma io amo Tuomas Saukkonen. Lui è il mio guitar hero, l’uomo per il quale ho piegato a 90° la mia idea di metallo come l’avevo sempre concepito. I suoi testi sono le urla del suo animo distorto, quello d’un uomo che ha preso il ferro ardente della vita a mani nude e si è cicatrizzato le ferite del cuore. Avete presente il mal di vivere? Non quello da fighetti emo che si tagliano i polsi nel modo sbagliato e poi mettono le foto su feisbuk. Parlo di quella sensazione di disagio che ti attanaglia da quando ti svegli la mattina. Non vuoi farla finita e non puoi trovare in qualcuno l’appoggio su cui alleggerire un po’ quel peso maledetto. Continua a Leggere

Finché morte non vi separi Recensioni

Finché morte non vi separi – Rubrica Death, Black, Grind (uscita n. 7)

INCANTATION – Vanquish in vengeance (Stati Uniti 2012)
“Vanquish in vengeance” non aggiunge assolutamente nulla alla loro lunga discografia, non aggiunge assolutamente nulla alla scena death metal e nemmeno a dire che gli Incantation mi mancassero da sei anni a questa parte, ovvero dal loro penultimo “Primordial domination” del 2006, eppure porca miseria questo sì che è un album death, brutale, rozzo quanto vero. 10 tracce con i loro tipici pesantissimi suoni che ti stordiscono e ti catturano, 10 canzoni fatte da altrettanto loro classici momenti sia di grande intensità e velocità sia di pause dove si rifiata con un grevissimo e profondissimo doom. Continua a Leggere
Finché morte non vi separi Recensioni

FINCHE’ MORTE NON VI SEPARI – RUBRICA BLACK, DEATH, GRIND

GOJIRA – L’enfant Sauvage (Francia 2012) 
Non me ne frega assolutamente nulla che “L’enfant Sauvage” sia stato inserito nel libro “I 100 migliori dischi Death Metal” – libro modesto uscito quest’anno – o che lo dicano in tanti altri che li straosannano. Allora se i Gojira, che mescolano Fear Factory, Meshuggah e gli ultimi Hypocrisy, fanno death, io per vent’anni ho ascoltato la Pausini… e non me ne sono mai accorto!!! 

s.v. 
 
BARREN EARTH – The Devil’s Resolve (Finlandia 2012)
Qualche vocione catarroso e un paio di ex – componenti degli Amorphis per fare pressappoco e appunto il doom progressivo degli Amorphis. Avvertenza: se cercate estremità non le troverete in questo disco che di conseguenza e al contrario di altre rubriche, non può essere recensito correttamente in questo spazio di esclusivo metal estremo.
Finché morte non vi separi Recensioni

Finché morte non vi separi – La guida indispensabile per non perdersi nelle estreme terre del metalz!

VILE – Metamorphosis (Stati Uniti 2011)
Sì ma alla fin fine questi Vile che roba fanno? Sembrano la brutta copia dei Monstrosity all’epoca di Millennium solo che le idee sono poche, molto confuse e tutte scialbe. Già alla loro nascita erano un gruppo di serie B e di serie B rimangono… Ma qui rischiano la serie C!
2,5/6
Finché morte non vi separi Recensioni

Finché morte non vi separi – la rubrica del metallo più estremo che ci sia.

TERRORIZER – Hordes of the zombies (Stati Uniti 2012)
Perché riunirsi dopo vent’anni? Perché farlo quando Pete Sandoval ha la schiena a pezzi, dopo che Dave Vincent se ne va girando vestito come un adolescente emo – dark da discoteca, dopo che Oscar Garcia se ne è andato, anzi non si è mai più ripresentato e dopo che Jesse Pintado invece se ne è andato prematuramente a miglior vita? E che c’entra tutto ciò, compresa la musica più simile a un incrocio tra Deicide ed Hate Eternal, con “World downfall” ovvero uno dei capolavori indiscussi del grind in assoluto? “Hordes of the zombies” non sarebbe nemmeno malaccio ma a fregarli è, pure, l’inevitabile paragone con il loro passato. I veri ed unici Terrorizer sono quelli del 1989. Continua a Leggere
Editoriali Pascolando

Heavy Metal Birra!

L’estate sta finendo e un anno se ne va. Sto diventando grande lo sai che non mi va…” Cosa c’entrano i Righeira? Niente. Era solo per introdurre il discorso estate. I metallari vanno in vacanza al mare? Probabilmente sì, indossando una t-shirt degli Slayer sotto il sole delle 15, ma lo fanno. E quante birre si scolano sotto l’ombrellone? Sicuramente più della media pro-capite italiana. Per non parlare di chi ha la fortuna di assistere ai vari festival che rendono l’estate metallica europea un po’ meno latinoamericana e pulcinopiosa, con quelle fantastiche “birre chiare” o “doppio malto” che aiutano a riprendere l’uso della gola dopo aver intonato “Mother North” appresso a Satyr. Continua a Leggere
Iscriviti alla Mailing List di Sdangher
Inserendo la tua email, acconsenti al trattamento dei tuoi dati personali.